• Articolo , 28 gennaio 2009
  • SiciliAntica su problema impianti eolici in provincia di Enna

  • La sede di Enna di SiciliAntica di fronte al proliferare di pali per la produzione di energia eolica nel territorio della provincia ennese esprime forte preoccupazione per la mancanza di un piano programmatico generale che possa razionalizzare tali impianti. Così il presidente, Gaetano Marchiafava, della sede ennese: “Sul nostro territorio insistono già tre grandi centrali […]

La sede di Enna di SiciliAntica di fronte al proliferare di pali per la produzione di energia eolica nel territorio della provincia ennese esprime forte preoccupazione per la mancanza di un piano programmatico generale che possa razionalizzare tali impianti. Così il presidente, Gaetano Marchiafava, della sede ennese:
“Sul nostro territorio insistono già tre grandi centrali eoliche (Nicosia, Regalbuto, Gangi) che sono state costruite nel recente passato. Le ragioni della nostra apprensione sono generate da alcune considerazioni: nella nostra provincia insistono qualcosa come oltre 400 siti archeologici accertati (la maggior parte dei quali posizionati su alture). Le particolarità ambientali del nostro territorio hanno posto le basi per lo sviluppo durante il corso dei secoli di importanti agglomerati, abitati sin dalla preistoria passando per il periodo greco, romano, e medioevale. A questo aspetto si affianca la politica ambientale condotta nella nostra provincia che ha prodotto la nascita di aree naturali protette (Pergusa, Rossomanno, Monte Campanito, Monte Altesina, Valle dell’Imera meridionale) a cui si aggiungono le numerose aree boschive gestite dalla Regione Siciliana. Un paesaggio quindi fortemente caratterizzato da questi beni tutelati dalla Costituzione Italiana. La mancata industrializzazione delle aree interne dell’isola ha permesso di mantenere inalterato tale patrimonio per secoli. Negli ultimi anni numerosi politici, delle diverse fazioni, hanno presentato programmi elettorali tendenti a rilanciare l’economia del nostro territorio attraverso lo sfruttamento e valorizzazione sia del patrimonio culturale che di quello ambientale.
La minaccia rappresentata dalla presenza ingombrante di catene di torri eoliche alte in alcuni casi oltre cento metri, oggi appare quanto mai reale, dopo che impianti hanno cinto i monti del nicosiano e dello sperlinghese, decine di aerogeneratori svettano maestosi pure sui colli agirini, violando sempre più il nostro paesaggio montano. Nuovi progetti vedono la luce, come il “parco eolico ennese”, il più grande del sud Italia 47 aerogeneratori che entreranno in attività a metà 2009
in un territorio compreso tra Ramacca ed Assoro; un altro progetto prevede altre 35 torri eoliche distribuite fra i comuni di Nicosia, Nissoria e Leonforte, anche Cerami si appresta a donare i suoi monti per la “nobile” causa eolica.
Ma quali sono le ricadute economiche e occupazionali per le comunità interessate dagli impianti? Minime, in molti casi insignificanti.
Secondo fonti dell’Assessorato Regionale all’Industria risulta sempre più evidente che i parchi eolici in Sicilia, grazie anche alla mancanza di un piano energetico regionale, siano stati fino ad ora più utili agli speculatori che ai siciliani. Alcuni impianti non sarebbero peraltro collegati alla rete elettrica e le pale girerebbero a vuoto, solo per lucrare i fondi europei (vedi parco degli Erei).
In alcuni casi emblematici i parchi eolici sono finiti a ridosso di importanti siti archeologici come Segesta o di zone di grande valore culturale come quella del barocco ragusano. Per quanto riguarda il territorio della provincia di Enna, richieste sono arrivate per le aree intorno la Villa Romana del Casale, ed altre zone interessate dalla presenza di insediamenti antichi.
La nostra posizione non è contro l’energia alternativa, ma per un suo uso più razionalizzato, senza l’aggravio di ulteriori danni ad un ambiente già così pesantemente deturpato dalle aggressioni della modernità.
Chiediamo a tutti i soggetti interessati di riconsiderare in modo responsabile le decisioni già prese o in itinere, fermando la costruzione di nuove centrali, avviando una seria verifica sul funzionamento di quelle già esistenti, eliminando quegli impianti che servono solo sulla carta per far ricevere alle amministrazioni il solito piatto di lenticchie con cui magari finanziare le sagre paesane in cambio della distruzione del proprio paesaggio e della propria storia”.