• Articolo , 12 dicembre 2008
  • Situazione energetica preoccupante: produciamo solo il 3% del fabbisogno

  • Ben al di sotto della media regionale che si attesta al 30%. Intanto cresce il fronte dei consumi, in particolare in agricoltura e nel terziario. L’intento della Provincia: raggiungere gli obiettivi di Kyoto entro il 2015

E’ un quadro desolante quello della provincia di Forlì-Cesena sul fronte dell’energia. A fornire i dati è stata giovedì pomeriggio l’assessore provinciale all’Ambiente, Luciana Garbuglia, nel corso dell’iter di approvazione del Piano energetico provinciale. Dalle analisi, in particolare, emerge che il territorio di Forlì-Cesena produce solo il 3% del suo fabbisogno, contro una media regionale del 30%, anche per la mancanza sul suo territorio di giacimenti che pure si trovano anche in province vicine, come Ravenna.
Chi consuma di più energia? Le responsabilità sono equamente distribuite: il civile assorbe il 21%, l’industria il 36%, il terziario il 15%, i trasporti il 24%, l’agricoltura il 4%. Insomma, Forlì-Cesena consuma molto, anche se consuma un po’ meno della media regionale: 1,73 tonnellate di petrolio equivalente a testa contro il 2,84 dell’Emilia-Romagna. “Si registrano dinamiche differenziate – rileva l’assessore – un forte aumento c’è nell’agricoltura e nel terziario (+45% nel periodo 1996-2005), seguono i trasporti (+14%), mentre industria e civile mostrano una diminuzione del 2%”. La domanda successiva è quindi quanto inquina la provincia di Forlì-Cesena. Dall’analisi provinciale, le emissioni di anidride carbonica sono cresciute del 16% nel periodo 1990-2005, raggiungendo un valore di 2.437 tonnellate all’anno di pericolose emissioni in atmosfera, a fronte di una crescita regionale del 21%. Insomma, il territorio di Forlì-Cesena è ben superiore ai limiti imposti dal Protocollo di Kyoto.
Uno sguardo, quindi, alle fonti rinnovabili, che rappresentano il 64% della potenza elettrica installata in provincia: la metà viene dall’idroelettrico (48%), il rimanente da biogas (39%), fotovoltaico (12%) ed eolico (0,2%). La centrale geo-termica di Bagno di Romagna rappresenta il 9% della modesta produzione di energia pulita sul territorio, mentre un altro 9% va alle biomasse, presenti soprattutto nei comuni del Cesenate. Il piano provinciale si prefissa, invece, di conseguire per il 2015 gli obiettivi di Kyoto, agendo sulle leve della riduzione dei consumi energetici (di ben il 18%) e all’incremento di produzione da fonti rinnovabili. “Vogliamo che sia un piano credibile”, annuncia Garbuglia, i cui uffici hanno messa a punto precise carte tecniche in cui si possono sviluppare le diverse fonti alternative: in particolare, una mappa dei venti e una mappa dei bacini di biomasse.
”Sulle biomasse non vogliamo che il prodotto venga da fuori territorio, per questo abbiamo delimitato bacini ottimali per la produzione sia di biomassa legnosa che di biomassa costituita da deiezioni animali”, conclude Garbuglia. Il capogruppo di Forza Italia, Stefano Gagliardi, si dice perplesso: “In fase burocratica i progetti relativi ad impianti a biomasse o altro si fermano inesorabilmente, così da rendere inefficace ogni proposito pure meritevole di sostegno alle energie alternative”. Il consigliere Pd Giuliano Pedulli ha presentato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i partiti, che chiede al Parlamento di emendare il decreto che annulla la defiscalizzazione degli interventi per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili. Il piano è stato votato da tutta la maggioranza, con l’astensione della minoranza (tranne i Verdi, che hanno abbandonato l’aula).