• Articolo , 1 marzo 2011
  • Smog, le Regioni del Nord chiedono Piano Aria al Governo

  • Una lettera al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, affinché il Governo approvi al più presto il Piano nazionale per la qualità dell’aria – peraltro già sollecitato più volte – che comprenda misure e risorse per la riduzione del PM10 e degli ossidi di azoto. L’hanno sottoscritta gli assessori all’Ambiente delle Regioni del bacino Padano (Manuela Zublena […]

Una lettera al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, affinché il Governo approvi al più presto il Piano nazionale per la qualità dell’aria – peraltro già sollecitato più volte – che comprenda misure e risorse per la riduzione del PM10 e degli ossidi di azoto.

L’hanno sottoscritta gli assessori all’Ambiente delle Regioni del bacino Padano (Manuela Zublena per la Valle d’Aosta, Roberto Ravello per il Piemonte, Sabrina Freda per l’Emilia Romagna, Maurizio Conte per il Veneto, Luca Ciriani per il Friuli Venezia Giulia, Alberto Pacher per la Provincia Autonoma di Trento e Michl Laimer per quella di Bolzano) riuniti a Palazzo Lombardia dall’assessore lombardo Marcello Raimondi.

“Da tempo – spiega Raimondi – chiediamo che anche lo Stato faccia la sua parte per aiutarci ad uscire da una situazione di stallo che dura da troppi anni. Oltretutto, in assenza di una regia nazionale, l’Italia rischia di non riuscire a rispettare gli obiettivi di riduzione di concentrazioni di PM10 che la direttiva europea sulla qualità dell’aria ha fissato per il 2015”.

“E’ necessario un gesto forte – prosegue Raimondi – perché il raggiungimento di tali ambiziosi limiti è fortemente osteggiato dalla presenza di condizioni meteo-climatiche e orografiche avverse alla dispersione degli inquinanti. Una situazione unica in Europa che rende insufficienti, in alcuni casi, il solo impegno, peraltro oneroso e strutturato, delle singole Amministrazioni”.

IL PROTOCOLLO DEL 2007 – Già nel 2007, infatti, a Roma, queste Regioni avevano sottoscritto un importante Accordo grazie al quale è stato adottato un unico inventario delle emissioni in atmosfera delle aree del Nord e sono stati assunti impegni sul tema della mobilità, del riscaldamento civile e dell’industria, sia in termini di limitazione e di divieto di utilizzo delle tecnologie più obsolete, sia in termini di incentivo e di supporto alla adozione delle migliori tecnologie disponibili.

La Lombardia, ad esempio, ha vinto una lunga battaglia per vietare l’uso dell’olio combustibile nei riscaldamenti e ha varato una vera e propria legge sulla qualità dell’aria che introduce limitazioni significative alla circolazione dei mezzi più inquinanti per 6 mesi all’anno.

ANCHE L’UE DEVE FARE LA SUA PARTE – “Occorre dunque – prosegue Raimondi – che, in ambito comunitario, vengano riconosciute quelle caratteristiche peculiari del Bacino Padano che rendono molto difficile il conseguimento degli obiettivi di qualità dell’aria e che richiedono investimenti specifici che non possono essere sostenuti dal solo ambito Regionale o Nazionale”.

Per questo, nella lettera si auspica che “La Commissione Europea si faccia carico dello sviluppo di politiche sulla combustione della biomassa in piccoli impianti di riscaldamento e per il controllo delle emissioni di ossidi di azoto dai veicoli diesel che concilino gli obiettivi di riduzione dei gas climalteranti con quelli di qualità dell’aria in ambiente urbano”.

LOW EMISSION ZONE – Presto le Regioni del Bacino padano daranno vita alla ‘Low emission zone’ più grande del mondo. E’ questa una delle altre novità emerse dal Tavolo. E’ stata cioè condivisa una bozza di ‘zonizzazione’ omogenea, così da poter adottare le stesse politiche anti-inquinamento nelle zone con peculiarità simili.

Sono stati infatti già individuati criteri validi per tutto il bacino per definire la criticità di un’area specifica. In tal modo si potrà quindi intervenire in maniera omogenea e coordinata, affinché i provvedimenti siano i più incisivi possibili e abbiano un impatto vasto.

LA SEGRETERIA PERMANENTE – Le Regioni hanno anche deciso di dotarsi di una Segreteria tecnica permanente, che coordini i lavori della Regioni e dia continuità alle decisioni assunte durante i Tavoli.