• Articolo , 20 settembre 2010
  • Snupi, una generazione dopo le ‘smart home’

  • Un chip in grado di trasmettere in modalità senza fili i “segnali domestici” a una frequenza radio di 27 Mhz. Si chiama Sensor Nodes Utilizing Powerline Infrastructure e per gli scienziati dell’Università di Washington è la normale evoluzione della della tecnologia alla base della casa intelligente

(Rinnovabili.it) – Molto presto i cavi elettrici delle case potrebbero fare molto di più che mantenere in funzione l’elettronica domestica. In un futuro non troppo lontano potrebbero commutarsi in sofisticati sistemi di trasmissione delle informazioni, in grado di “sentire” la casa e riferire la situazione ad una stazione base ricevente. Lo sostengono i ricercatori dell’Università di Washington che, in collaborazione con il Georgia Institute of Technology, hanno lavorato per trasformare normali cavi d’alimentazione in sensori wirless in grado di tenere traccia della temperatura di un edificio, dell’umidità, del livello di luce e della qualità dell’aria. In sostanza, di qualsiasi funzione quantificabile all’interno dell’abitazione.
Un lavoro già unico nel suo genere ma che acquista un carattere ancor più sorprendente se si pensa che il sistema potrebbe funzionare per 50 anni impiegando solo una batteria uguale a quella usata negli orologi da polso.
SNUPI, ossia _Sensor Nodes Utilizing Powerline Infrastructure,_ è il nome del primo prototipo realizzato dagli scienziati statunitensi. Considerato come il passo avanti della tecnologia Smart Home, SNUPI deve la sua eccezionalità ad un’efficienza notevolmente superiore ai dispositivi finora realizzati per la ricezione e controllo dei dati in-door. Come spiega Shwetak Patel, scienziato informatico presso l’Università di Washington e ricercatore-capo del progetto, gli attuali sensori wireless trasmettono un segnale a pochi metri di distanza, spendendo il 90 per cento della loro energia nella comunicazione; al contrario SNUPI è in grado di impiegare meno di 1 milliwatt di potenza durante la trasmissione di cui solo il 10 per cento utilizzato per la comunicazione dei dati. “In pratica – spiega Patel – la batteria inizierebbe a decomporsi prima di esaurire l’energia”.