• Articolo , 24 settembre 2009
  • Spagna: da biomassa il 75% dell’energia che fornirebbe il nucleare

  • Per la Spagna potrebbe essere arrivato il momento di incrementare il proprio mix energetico sviluppando al massimo il settore delle bioenergie e recuperare così il gap accumulato con la media europea

(Rinnovabili.it) – Le possibilità delle bioenergie spagnole? Molto più alte di quanto si possa immaginare. Per Miguel Trossero, esperto in materia degli usi energetici del legno della FAO, e Alvaro Picardo, membro della Società Spagnola di Scienze Forestali (SECF), in Spagna la biomassa forestale potrebbe fornire il 75% della domanda di elettricità che ora copre di fato il nucleare. Fatti e cifre reali quelli che i due scienziati hanno snocciolato dal palco del 5° Congresso forestale spagnolo, per evidenziare una potenzialità energetica ancora poco sfruttata, soprattutto in considerazione del fatto che si potrebbe, sostenibilmente assicurano i due esperti, aumentare la produzione di legname dagli attuali 20 milioni di metri cubi ai 50 milioni annuali.
“Se approfittasse dei 30 milioni di metri cubi rimanenti, la potenza generata sarebbe il 75% di quella prodotta dal nucleare, ogni anno in Spagna”, hanno convenuto entrambi, sottolineando una situazione nazionale in ritardo rispetto al panorama europeo. Secondo Trossero “una delle grandi sfide del settore forestale spagnolo è puntare su questo tipo di prodotto, che richiede politiche adeguate e incentivi e sovvenzioni”. Il Renewable Energy Plan madrileno ha dato ampio spazio a tecnologie verdi quali solari ed eolico facendo primeggiare la nazione sul mercato mondiale, eppure avverte Picardo il programma è “un po’avaro in materia di aiuti per questo tipo di prodotto energetico”.
Per lo scienziato del SECF ci sono pochi dubbi circa la redditività e la competitività dei carburanti ottenibili dagli scarti legnosi, ed oltre agli impliciti benefici ambientali lo sviluppo del settore bioenergetico determinerebbe una serie di vantaggi sociali ed economici, dai risparmi in bolletta alla creazione di nuovi posti di lavoro, a fronte di investimenti minori rispetto ai combustibili fossili.