• Articolo , 2 maggio 2011
  • Spagna: il trasporto aereo sarà alimentato dalle microalghe

  • Grazie alla collaborazione fra Aena, Iberia e AlgaEnergy, nasce un innovativo progetto sperimentale per produrre biocombustibili a partire dalle microalghe, nell’intento di ridurre l’inquinamento atmosferico derivante dalle attività aeroportuali.

(Rinnovabili.it) – E’ stato presentato nei giorni scorsi un importante progetto destinato alla produzione di biocarburanti a partire dalle microalghe. L’iniziativa, presentata dal Segretario di Stato per i Trasporti spagnolo, Isaias Taboas, vede la collaborazione tra Aena, l’Entità pubblica che gestisce il sistema aeroportuale spagnolo, Iberia e AlgaEnergy. Il progetto prevede la realizzazione di un impianto di produzione di biocarburanti sito nelle vicinanze dell’Aeroporto di Madrid-Barajas, con un investimento iniziale pari a circa 600 mila euro, e che dovrebbe essere operativo entro giugno 2011. Nel centro verranno applicate le ricerche condotte dall’Istituto di Biochimica Vegetale e Fotosintesi di Siviglia, leader nella ricerca sulle microalghe, con l’obiettivo di sperimentare e migliorare le tecnologie volte alla cattura della CO2, prodotta dalle strutture aeroportuali, per la produzione di biomassa. L’impianto sperimentale verrà gestito da AlgaEnergy, e la sua principale attività sarà trasformare gli oli ottenuti dalla biomassa algale in biocarburanti, a costi nettamente inferiori. La piattaforma tecnologica sarà alimentata con acqua distillata proveniente dall’impianto di depurazione La Munoza, di Iberia, e con la CO2 prodotta dagli impianti industriali di Aena e dell’Aeroporto di Madrid-Barajas. I biocombustibili così ottenuti verranno impiegati nei veicoli e negli aeroporti gestiti da Aena e Iberia, contribuendo in tal modo a ridurre le loro emissioni nocive di CO2, a sostegno di uno sviluppo sostenibile preservando al contempo l’ambiente. Per la sperimentazione sono state scelte le microalghe non solo per le loro capacità fotosintetiche, ma anche per gli acidi grassi contenuti in esse, e che possono essere convertiti in biocarburanti di seconda generazione, senza richiedere l’impiego di enormi quantità di acqua e lo sfruttamento di terreni destinati all’uso agricolo.