• Articolo , 27 novembre 2009
  • Spintronica, sinonimo di risparmio energetico?

  • L’utilizzo della tecnologia spintronica potrebbe rivoluzionare le industrie elettroniche e informatiche, rendendo possibile memorizzare grandi quantità di dati in dispositivi molto più piccoli di quanto non sia attualmente possibile

(Rinnovabili.it) – Un gruppo di ricerca ha compiuto un importante passo avanti nel campo delle nanotecnologie attraverso la scoperta della modalità di trasferimento delle informazioni magnetiche direttamente su un semiconduttore. La nuova tecnica messa a punto opera mediante la generazione e la polarizzazione del controllo di senso di rotazione degli elettroni (spin) in un dispositivo a base di silicio funzionante a temperatura ambiente. La questione può risultare un po’ complessa: l’ambito di ricerca è quello della spintronica, parte della nano-elettronica che tiene conto non solo della carica degli elettroni ma anche del loro momento magnetico legato alla rotazione su se stesso. Intesa come tecnologia di memorizzazione ed elaborazione dell’informazione, essa costituisce un connubio tra l’elettronica ed il magnetismo. La sfida per le nanotecnologie è il trasferimento di queste informazioni di spin ad un semiconduttore, in modo che le informazioni memorizzate possano essere processate componenti elettronici.
Quello compiuto dagli scienziati è un importante passo avanti per due motivi: primo, il silicio è il materiale prevalente nella moderna produzione di elettronica, e in secondo luogo, fino ad oggi i ricercatori sono stati in grado solo di dimostrare il controllo di spin di elettroni a bassa temperature, non pratico per l’uso quotidiano.
Se la nuova tecnologia decollasse significherebbe un risparmio energetico enorme, perché l’inversione dello ‘spin elettronico’ richiederebbe meno energia rispetto alla normale carica.
Per raggiungere lo scambio di informazioni, il gruppo di ricerca ha inserito uno strato di ossido di alluminio spesso solo un nanometro tra il materiale magnetico e i semiconduttori. Le informazioni vengono poi cedute, applicando una corrente elettrica attraverso l’interfaccia di ossido che determina una magnetizzazione nei semiconduttori. Il gruppo di ricerca, che è guidato dal dottor Ron Jansen dal MESA+, Istituto di Nanotecnologia presso l’Università di Twente in collaborazione con la Fondazione per la Ricerca Fondamentale sulla Materia (UFM), entrambe nei Paesi Bassi.