• Articolo , 30 maggio 2008
  • Stasera è di scena… l’ambiente

  • Sempre più registi, sceneggiatori e uomini di teatro si mostrano attenti alle problematiche ambientali. Nascono così film, opere teatrali e progetti di teatro-ambiente finalizzati ad un’ampia sensibilizzazione del pubblico di ogni età e grado

Da tempo ormai siamo abituati a vedere, su tutti i mezzi di informazione quali televisioni, giornali e riviste, un ampio spazio riservato alle discussioni e ai confronti sulle tematiche ambientali, divenute prioritarie in tutto il mondo. Recentemente si può notare però che anche il mondo del cinema e del teatro, attraverso il lavoro di registi e sceneggiatori, sta divenendo sempre più sensibile a queste problematiche. È dunque così che le sale cinematografiche e i palcoscenici teatrali iniziano a proporre iniziative mirate ad una sensibilizzazione degli spettatori, a volte semplicemente tali, altre volte coinvolti in prima persona attraverso una partecipazione attiva che serva ad educare a certi stili di vita o semplicemente ad acquisire una maggiore consapevolezza.
Ad aprire la strada a questo fenomeno è stato senz’altro l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Al Gore, con il suo film “An Inconvenient Truth” (Una scomoda verità), documentario pluripremiato sugli effetti del surriscaldamento globale, che ha avuto un largo successo di pubblico e di critica in tutto il mondo. È stato da quel momento in poi che anche la grande industria cinematografica (e non solo le produzioni indipendenti) si è accorta che inizia ad esistere, a livello globale, un pubblico che gradisce prodotti cinematografici in grado di trattare con realismo e intelligenza problematiche come quelle dell’energia, dell’inquinamento, delle carenze alimentari, della crisi del petrolio, della possibilità dei biocarburanti ecc.
Ad esempio nel 2007 è uscito in America “The 11th hour” (L’undicesima ora), in cui il produttore e allo stesso tempo la voce narrante è Leonardo Di Caprio. In questo documentario vengono interpellati esperti di fama mondiale e vengono mostrate scene agghiaccianti di un futuro che ci aspetta ma verso il qualche ancora abbiamo qualche possibilità di azione in extremis per trasformarlo invece in un futuro sostenibile per tutti.
Anche la rete nazionale degli architetti (Archi-World) in collaborazione con EURAF (European Architecture Foundation) ha presentato un proprio contributo con il documentario “Last call for planet earth”:http://www.lastcallforplanetearth.eu/ (Ultima chiamata per il pianeta terra) nel quale 12 architetti di fama mondiale, tra cui anche Massimiliano Fuksas, si sono espressi sulla necessità di impegno ambientale nel fare architettura considerato non una sfida ma “una questione di sopravvivenza”. Si parla di energia solare, case passive, architettura bioclimatica, nuove concezioni delle città, insomma si prospetta la necessità di una vera rivoluzione nel costruire.
Interessante poi il documentario di Mark Lynas dal titolo “Sei gradi possono cambiare il mondo” (mancherebbero infatti solo sei gradi in più alla temperatura terrestre prima che la foresta amazzonica scompaia e si sciolgano completamente i ghiacci dell’oceano artico) e infine la risposta ottimistica di un giovane regista inglese, Jack Guest, al documentario di Al Gore. La sua pellicola si intitola infatti “A convenient truth” e racconta di due viaggi in Svezia e Canada compiuti dall’autore stesso secondo le buone regole dello “slow travel” come ad esempio l’utilizzo del trasporto navale invece che di quello aereo, rinomatamente super inquinante e soprattutto dei mezzi pubblici. Sarebbero questi alcuni degli accorgimenti che, il più possibile messi in pratica, permetterebbero di mitigare gli effetti dannosi dell’operato dell’uomo sull’ambiente.
Negli ultimi anni ha ripreso poi molta forza il filone dei thriller ambientalisti, che ormai a scadenze regolari vengono presentati nelle sale di tutto il mondo. L’ultimo della serie è stato presentato il 26 maggio a Roma ed uscirà nelle sale italiane il 13 giugno. Si tratta di “E venne il giorno” pellicola di M. Night Shyamalan in cui la natura si prende la sua rivincita sull’uomo rilasciando in atmosfera, attraverso le piante, una tossina molto pericolosa che minaccia il genere umano.
Non solo singoli documentari cinematografici e film che facilmente si lasciano trasportare dal catastrofismo, ma anche veri e propri festival dedicati al cinema attento all’ambiente come “Cinemambiente”:http://www.cinemambiente.it, la maggiore manifestazione di settore in Italia, giunta ormai alla sua undicesima edizione, che quest’anno si terrà dal 16 al 21 ottobre a Torino. Non solo cinema ma anche dibattiti ed eventi volti alla sensibilizzazione si alterneranno durante le giornate della manifestazione. Nella scorsa edizione sono stati ben 120 i film e documentari presentati, provenienti da ogni parte del mondo, che testimoniano dunque un’attenzione davvero generalizzata e sempre in crescita.

Per quanto riguarda il teatro il panorama è altrettanto ricco, si stanno moltiplicando le piccole compagnie che offrono alle scuole (e non solo) progetti di teatro ambiente, cioè laboratori nei quali vengono approfonditi i concetti dell’educazione ambientale e delle buone pratiche di risparmio energetico, raccolta differenziata e più in generale tutte le forme di rispetto verso il pianeta che ci ospita. I progetti sono spesso anche molto lunghi, si sviluppano durante tutto l’anno scolastico o sono addirittura pluriennali e vedono come conclusione inevitabile uno spettacolo o comunque una performance in cui si tirano le somme di ciò di cui si è discusso.
Anche del Teatro-Ambiente vi è già all’attivo un primo festival: “Storie di ambienti” che è iniziato il 17 aprile e si concluderà il 2 giugno. Promosso dalla Provincia e dall’Università di Parma, e in collaborazione con altri 16 comuni della Regione Emilia Romagna, è nato “dalla volontà di coniugare il teatro, da sempre luogo dello sguardo, con l’ambiente e le sue criticità” come ci tengono a sottolineare gli organizzatori. Un mese e mezzo durante il quale ci si confronterà e si rifletterà su acqua, energia, rifiuti, qualità dell’aria e tanto altro ancora, tutte le iniziative proprio per il carattere di sensibilizzazione e di educazione alle buone pratiche di sostenibilità ambientali sono ad ingresso gratuito. “Qui”:http://www.provincia.fe.it/agenda21/upload/convegni/duemilaotto/storie_di_ambienti_PARMA.pdf potete consultare gli eventi ancora in programma.
Ma anche la drammaturgia tradizionale non è da meno nell’attenzione che rivolge all’ambiente. Fino all’11 maggio al Teatro della Cometa a Roma è stata rappresentata, con il patrocinio del WWF, la piece teatrale dello scrittore britannico Alex Jones, “River’s up” (il fiume in piena) ma tradotta nella versione italiana con il titolo ben più esplicito di “Effetto Serra”. La trama è semplice ma indicativa: una coppia che abita vicino ad un fiume si trova spesso alle prese con delle piene in cui l’acqua arriva a dei livelli molto pericolosi, fino a che un bel giorno, una più forte delle altre, li lascia senza casa. Ciò che gli rimane è semplicemente una piccolissima barchetta dalla quale contemplano il cielo ed è solo in quel momento che i due riescono a mettere da parte tutte le incomprensioni.
Perfino un uomo di teatro del calibro di Dario Fo’ si è avvicinato, nel suo nuovo spettacolo, al tema dell’ambiente. La piece dal titolo “L’apocalisse rimandata ovvero Benvenuta la catastrofe!”, la cui prima si è tenuta per gli studenti dell’Università di Teramo il 14 maggio, racconta di un mattino come tanti a Roma, a Milano o in qualsiasi altra parte del mondo, in cui improvvisamente la luce non c’è più, i frigoriferi non funzionano, i bar non possono più fare caffè e nessuno può più rifornirsi di benzina alle pompe perché è esaurita, crolla il prezzo del denaro e i forni sono presi d’assalto. Insomma una brutta giornata, forse non così tanto lontana o fantasiosa.
C’è però una parte positiva dell’opera: riappaiono infatti in città un gran numero di biciclette, viene presa seriamente in considerazione l’energia solare, quella eolica e da biomasse, improvvisamente finiscono le guerre alimentate dalla sete del petrolio, i potenti sono tutti rinchiusi nelle loro ville, le campagne si ripopolano e la gente si riunisce per discutere… È davvero una catastrofe o piuttosto l’opportunità di una nuova rinascita? Questa è la grande riflessione del premio Nobel per la letteratura che si augura che l’umanità prenda al più presto una nuova rotta, tenendo presente un concetto espresso ormai molto tempo fa da Gandhi: “La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni”.