• Articolo , 11 novembre 2008
  • Stavros Dimas contro le cifre del governo Berlusconi

  • Ancora scontri e dichiarazioni. Stavolta è il commissario all’Ambiente a tornare sull’infondatezza dei calcoli presentati dai rappresentati del Ministero dell’Ambiente italiano

Da qualche tempo si sta verificando una particolare situazione in seno all’Unione Europea. Il governo Berlusconi, con i suoi esponenti del dicastero dell’Ambiente, Prestigiacomo, di quello dello Sviluppo, Scajola, sono ormai la punta di diamante nel contestare e contrastare il grande sforzo che tutta la Commissione, ad iniziare dal presidente Ue Barroso, sta facendo nella direzione della lotta ai cambiamenti climatici. Dall’Italia solo l’opposizione, e in particolare il Pd, invece spinge perché il nostro Paese si unisca alle iniziative dell’Unione. Insomma il governo fa opposizione al sovragoverno europeo. L’opposizione invece supporta le scelte dell’esecutivo dell’Unione e anche gli italiani che lavorano a Bruxelles e occupano spesso posti di rilievo, soprattutto per il settore energia-ambiente. Ad esempio Guido Sacconi, che è stato nominato Presidente della Commissione speciale sui Cambiamenti Climatici e Vittorio Prodi, vice presidente della stessa, che è anche membro della Commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia. E si tratta di personaggi schierati con le politiche Ue in contrasto con il proprio governo nazionale. E a proposito di questo mentre continua il confronto al tavolo tecnico tra la Ue e il governo Berlusconi sui costi del pacchetto “20-20-20”, oggi il commissario Ue all’Ambiente, Stavros Dimas, é tornato sull’argomento.
Ha infatti ancora una volta voluto smentire le cifre portate dall’Italia sui ormai famosi costi del pacchetto clima dell’Ue, anche dopo il lancio di un tavolo di confronto tecnico tra Bruxelles e Roma. Parlando a margine di un convegno organizzato da “Ecosocial Forum Europe” al Parlamento europeo, il commissario ha ribadito che il pacchetto inciderà sullo 0,66% del Pil italiano, ma ha aggiunto che non si tratta di un “costo” ma di “un investimento sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica di grande beneficio per l’economia italiana”.
“E’ meno della metà delle cifre citate da alcune fonti italiane – ha sottolineato il commissario Ue – Il mese scorso diversi esponenti del governo italiano, tra cui il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, avevano lamentato un costo dell’1,14% del Pil per l’Italia, basandosi su una delle tabelle più pessimiste dello studio d’impatto condotto da Bruxelles”.
Le stime di Dimas, invece, considerano anche gli “strumenti di flessibilità” del pacchetto Ue che dovrebbero attutirne l’impatto. Lo stesso commissario, oggi, ha riferito di “chiarimenti” forniti all’Italia su questo argomento, nell’ambito del tavolo tecnico.
Dimas ha inoltre ribattuto anche alla tesi secondo cui l’adeguamento al pacchetto 20-20-20 (20% in meno di CO2, 20% in più di efficienza energetica, aumento al 20% della quota di energie rinnovabili entro il 2020) avrebbe gravi ricadute occupazionali, asserendo, al contrario, che grazie all’innovazione e alla creazione di lavori verdi l’occupazione in Italia potrà crescere dello 0,5%.
“Alla fine – ha concluso Dimas – dovrebbe essere adottata una soluzione equa ed equilibrata”.