• Articolo , 21 novembre 2008
  • Studio: Auto e tir alzano la febbre del Pianeta

  • Da uno studio del centro governativo norvegese CICERO l’analisi dei danni dei vari mezzi di trasporto sul clima terrestre

Automobili, treni, aerei e navi: chi danneggia di più la Terra? La risposta, forse scontata, punta l’indice ancora una volta sulle macchine, ree di superare, in fatto di emissioni climalteranti, gli altri mezzi di trasporto. Gli ultimi calcoli in tal senso arrivano dal Centro internazionale per la ricerca sul clima e l’ambiente (Cicero) che ha provveduto a catalogare tutti i diversi tipi di emissione generati dalle tipologie di mobilità su aria, strada, acqua e ferrovie per il 2000, stabilendo quanto le loro emissioni annuali incideranno sull’aumento delle temperature negli anni futuri. E se automobili e tir si sono guadagnati la maglia nera come maggiori produttori di “riscaldamento” – i cui dati presentati attestano un effetto serra prodotto infatti sette volte più alto da quello generato da tutti gli aerei – la ricerca riporta una sorpresa per quanto concerne il trasporto navale. Secondo gli scienziati del Cicero sembra che le imbarcazioni possano addirittura contribuire a raffreddare il clima, almeno nel breve periodo, grazie al rilascio di particelle di zolfo e di NOx. Per contropartita rallentano rapidamente le precipitazioni, determinando su un periodo di tempo più lungo un riscaldamento da gas serra che persiste per secoli. A venire incontro al clima sempre loro, i treni, che non tradiscono neanche nei calcoli dello studio, ora pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). “Quando quantifichiamo e confrontiamo gli impatti climatici prodotti dai diversi settori dei trasporti, le conclusioni possono variare fortemente a seconda di quale metodo e indicatori vengono utilizzati e dalla prospettiva temporanea adottata”, spiega Jan Fuglestvedt, ricercatore di CICERO. “In questo lavoro abbiamo esaminato l’effetto delle emissioni sulla temperatura media globale. Questo è un significativo passo avanti rispetto al lavoro precedente in cui avevamo quantificato l’impatto del clima in termini di forza radiativa accumulata, è simile al potenziale di riscaldamento globale (GWP) utilizzato nel protocollo di Kyoto”.