• Articolo , 14 dicembre 2010
  • Studio: ombre sul calcolo della carbon footprint dei server

  • Spopolano le Environmental Label anche nel mondo dell’IT, ma se la metodologia di calcolo dell’impatto ambientale non fosse ancora completamente soddisfacente?

(Rinnovabili.it) – Calcolare l’impronta di carbonio delle apparecchiature elettroniche e dei componenti informatici potrebbe essere più complesso rispetto a quanto pensato fino ad oggi. Ad avanzare una nuova ipotesi sull’impatto ambientale dei prodotti è un recente studio della Carnegie Mellon, nel quale il ricercatore Christopher Weber, del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Washington, ha rilevato che un certo numero di variabili finora non considerate appartenenti alle fasi di produzione e spedizione, così come alla tecnologia utilizzata, sono in realtà in grado di alterare l’accuratezza del calcolo delle emissioni di anidride carbonica. In particolare, Weber e il suo team hanno studiato un server IBM, scoprendo che “la fase di utilizzo rappresenta circa il 94 per cento delle emissioni totali di gas a effetto serra associate al prodotto”.
Una scoperta che, se da un lato ha evidenziato l’importanza del continuo impegno di società come IBM nell’accrescere l’efficienza energetica dei propri prodotti informatici e dei data center, dall’altra mette in luce un’incertezza nel quantificare il vero impatto.
“La variabilità nel mix di energetico dei diversi mercati ha portato a conseguenze notevolmente diverse nell’utilizzo dei vari prodotti e delle relative emissioni di gas serra in località diverse”, ha spiegato Weber. “Sistemi complessi che richiedano ulteriori circuiti integrati e diverse generazioni di miglioramenti tecnologici aumentano l’incertezza della stima dell’impronta di carbonio per i prodotti elettronici”, ha detto il ricercatore. Dato il crescente interesse per la carbon footprint e per le etichette ambientali, ha concluso il ricercatore, “abbiamo bisogno di continuare a mettere in discussione la correttezza delle tecniche di calcolo, in particolare per prodotti complessi appartenenti al settore dell’Information Technology. Ad oggi le metodologie di stima non sono sufficientemente accurate da giustificare le etichette che attualmente appaiono su gran parte dei prodotti”.