• Articolo , 17 dicembre 2009
  • Summit Onu: ultime battute tra i leader prima dell’ultimo giorno

  • Molti contatti, dichiarazioni diplomatiche e di buona volontà, ma intanto i negoziati non fanno passi avanti. Inizia a diffondersi anche il timore di aver fatto fallire il summit. Ma impegni precisi e accordi comuni sono ormai lontani, quasi sicuramente troppo lontani

(Rinnovabili.it) – Il “clima” della conferenza danese con il passare delle ore si fa sempre più pesante. I comunicati e le dichiarazioni, le speranze e le rese si susseguono in questo giorno, la vigilia della conclusione.
Inoltre, da poco, il primo ministro danese Rasmussen ha fatto sapere di non voler più presentare una bozza di accordo che doveva essere oggetto del dibattito questo pomeriggio al summit .
“Dopo consultazioni con il G77 delle nazioni in via di sviluppo, la Cina e altri gruppi – ha dichiarato Rasmussen ai delegati – i documenti base per il lavoro saranno i testi presentati in plenaria la scorsa notte”.
Le probabilità di un annuncio finale che sia condiviso sono sempre più lontane, e la strada che verrà imboccata sarà plausibilmente quella di una dichiarazione che prenda atto della impossibilità di addivenire ad un vero accordo.
E’ chiaro però che nessuno vorrà uscire da questo negoziato come il responsabile del suo fallimento. Addirittura il capo della delegazione cinese Su Wei ha pronunciato stamattina un discorso assai diplomatico in cui ha affermato che “E’ stato concordato che le uniche legittime basi di discussione per il risultato dei negoziati Copenaghen saranno i risultati ottenuti nei due principali gruppi di lavoro – riferendosi alle due bozze presentate l’11 dicembre dai presidenti dei due gruppi di lavoro sui seguiti del protocollo di Kyoto – Continuiamo a ritenere che la conferenza di Copenaghen si concluderà con un buon risultato”. Insomma ancora sostiene che la Cina vuole un testo raggiunto con “l’ampia partecipazione di tutte le parti contraenti”.
La posizione cinese, ricordiamo, è nettamente contraria alle tesi del presidente Rasmussen, ed appoggiata dal Brasile, dall’India, dal Sudafrica e dai paesi in via di sviluppo.
Tra gli altri, sono attesi tra oggi e domani a Copenaghen il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Prima di arrivare alla Conferenza Obama e il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva (già a Copenhagen) hanno discusso e il presidente americano gli ha trasmesso “l’importanza per i due paesi di lavorare strettamente per aiutare a raggiungere un solido accordo che porti a reali progressi nel forgiare un’azione globale contro la minaccia dei cambiamenti climatici”.
L’attenzione di Obama è dovuta al ruolo importante che Brasile riveste nei negoziati. Il presidente ha telefonato anche a Tillman Thomas, primo ministro dell’isola di Grenada, nell’ambito dello “sforzo per favorire un risultato positivo a Copenaghen”.