• Articolo , 18 gennaio 2010
  • Summit Ue di Siviglia: informale e diviso sui tagli delle emissioni

  • Ieri si è chiusa con un nulla di fatto la riunione dei ministri dell’ambiente e dell’energia della Ue, con una spaccatura tra chi tira a conservare il 20% del taglio delle emissioni entro il 2020 e chi invece vorrebbe portarlo ad un 30%.

(Rinnovabili.it) – Sarà una sorta di “Maledizione del Vertice di Copenaghen”, fatto sta che ora anche gli europei, che alla conferenza danese avevano mostrato una relativa compattezza, a questa riunione informale, conclusasi ieri a Siviglia, non si sono trovati d’accordo. Tema: la strategia da adottare in vista dell’appuntamento di Città del Messico, a fine 2010, per riuscire a realizzare un accordo globale e vincolante.
La materia del contendere è infatti, nello specifico, la percentuale di emissioni da fissare per il 2020. In effetti l’Europa si era già dotata unilateralmente del famoso pacchetto “20-20-20”, dove il traguardo era stato fissato in una quota del 20%. Alcuni paesi Ue però come Gran Bretagna, Spagna, Francia e Germania, vorrebbero un limite ancora più severo per l’Europa e fissare un taglio delle emissioni del 30%.
Questa proposta era stata lanciata dalla Ue, alla Conferenza, e si era detta disposta a metterla in atto, solo però se anche gli altri paesi si fossero impegnati sullo stesso standard. Ma a cominciare dagli Usa alla Cina, dall’India agli altri grandi inquinatori del pianeta, molti non hanno accettarono la proposta.
Adesso invece alcuni paesi europei insistono perché la stretta al 30% sia presa unilateralmente senza attendere le decisioni di nessuno. Ma c’è un fronte dei contrari tra cui la Polonia e l’Italia. Il ministro per l’Ambiente del governo Berlusconi ha infatti avvertito che un’offerta del 30% é “assolutamente non accettabile”. “Dobbiamo piantarla di mettere tutto sopra il tavolo subito e unilateralmente – ha infatti continuato il ministro – L’Italia é pronta a ridurre ma in un quadro internazionale equilibrato, tenendo conto delle esigenze dell’ambiente, del cambio climatico ma – ha sottolineato – anche della competitività della propria economia”.
Da qui lo scontro alla prima riunione informale dei ministri dell’ambiente Ue sotto la nuova presidenza della Spagna.
I sostenitori del 30% hanno infatti un approccio molto diverso e valutano invece che una mutazione tecnologica verde più rapida possa avere un impatto che a medio termine non potrà che essere positivo per l’economia.
“Il fatto che l’Ue riduca al 30% non impressionerà cinesi o indiani – ha commentato il ministro belga Paul Magnette, che sarà presidente di turno Ue alla conferenza in Messico, – ma se si rivela buono per la sua economia, allora può spingere altri a fare di più”.
Stanti così i contrasti però l’impegno vincolante della Ue, entro il 31 gennaio, non potrà che essere fermo al vecchio 20%.