• Articolo , 6 giugno 2011
  • Tagli CO2, i paesi in via di sviluppo superano quelli ricchi

  • Grave battuta d’arresto per le speranze di limitare l’aumento della temperatura media della Terra a 2° C al di sopra dei livelli preindustriali. Lo ribadisce l’Ofxam rivelando che i paesi sviluppati non si stanno impegnando come dovrebbero

(Rinnovabili.it) – Cattive notizie per il Pianeta e per i 180 delegati riuniti oggi a Bonn per due settimane di colloqui internazionali. Nonostante 20 anni di “sforzi”, le emissioni di gas serra stanno aumentando anziché diminuire, raggiungendo livelli record. A dipingere un quadro plumbeo non è solo il recente rapporto della IEA che ha messo in guardia sulle emissioni di anidride carbonica legate all’energia e su come lo scorso anno abbiano superato i 30 miliardi di tonnellate (il 5 per cento in più rispetto al precedente record del 2008). Rincara la dose anche lo _Stockholm Environment Institute_ attraverso una relazione commissionata e pubblicata dall’Ofxam. Lo studio in questione ha valutato gli impegni climatici nazionali presentate dopo il vertice del 2009 di Copenaghen rivelando oggi che a compiere il lavoro maggiore, in termini di riduzione delle emissioni, saranno perlopiù i paesi in via di sviluppo; la stima è che *oltre il 60 per cento dei tagli ai gas serra entro il 2020* potrebbero essere eseguiti proprio *dalle economie emergenti* piuttosto che dai paesi ricchi.

*SPEREQUAZIONE TRA NORD E SUD* Nel dettaglio i dati mostrano che l’impegno climatico della Cina potrebbe rivelarsi il doppio di quello degli Stati Uniti e che le riduzioni delle emissioni dei paesi in via di sviluppo potrebbero essere *tre volte superiori* a quelli della UE. “Tutti i paesi devono fare la loro parte per affrontare il cambiamento climatico – ha dichiarato Tim Gore, dell’Oxfam. – Eppure, i paesi industrializzati, i più responsabili per la crisi climatica, non stanno impegnandosi come dovrebbero”. “E’ tempo che i governi, dall’Europa agli Stati Uniti, si oppongano alle lobby dei combustibili fossili. I loro concorrenti nei paesi in via di sviluppo si sono impegnati a fare di più per tenere a freno le emissioni e cominciare a costruire prospere economie a basse emissioni. L’Europa e gli States – conclude Gore – rischiano di rimanere indietro”.