• Articolo , 10 giugno 2009
  • Target rinnovabili al 2020: Cina come UE?

  • Per ora l’’obiettivo dichiarato è il 15% del consumo totale di energia da fonti pulite, ma secondo un alto funzionario cinese, il Paese è perfettamente in grado di alzare la mira

(Rinnovabili.it) – Non sembra accennare a mettere un freno lo sviluppo cinese, le cui previsioni produttive continuano giocare al rialzo in ogni campo, energie pulite comprese. Ed è proprio in quest’ultimo settore che la Repubblica popolare sta dando prova di lungimiranza e di ambizione, con l’intenzione dichiarata di incrementare l’uso dell’energia solare e eolica al fine di generare fino ad un quinto del fabbisogno energetico nazionale da fonti rinnovabili entro il 2020. “Stiamo ora formulando un piano per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili”, ha dichiarato Zhang Xiaoqiang, vicepresidente della Commissione nazionale sviluppo e riforma, durante un‘intervista al quotidiano britannico Guardian. “Possiamo esser sicuri di superare il target del 15% (da rinnovabili nel consumo totale), raggiungendo come minimo il 18%, anche se personalmente ritengo plausibile si possa arrivare a fornire il 20% del consumo totale di energia tramite fonti rinnovabili”. Finora l’obiettivo ufficialmente dichiarato per il 2020 è quello del 15%, che Pechino vuole perseguire attraverso un sviluppo intensivo dell’idroelettrico. Per Zhang, inoltre, una parte significativa del pacchetto di stimolo economico della Cina potrebbe essere indirizzato ad investimenti a basso tenore di carbonio. “A causa delle ripercussioni della crisi finanziaria mondiale, ora si trovano tutti a parlare di uno sviluppo ecologico e sostenibile”, e la Cina non vuole essere da meno. L’entusiasmo di imprese e governo, secondo il funzionario, si sta indirizzando sul fronte dell’energia solare per la quale potrebbero presto essere elaborate nuove politiche di stimolo. E nell’obiettivo di assumere un ruolo costruttivo e positivo nei negoziati di Copenhagen, conclude Zhang, il Paese si vuole anche dimostrare aperto all’idea di limiti all’intensità di carbonio nella sua economia, o di restrizioni sulle sue emissioni per unità di prodotto.