• Articolo , 17 giugno 2009
  • Tibaldi: “La green economy è un’autentica misura anticrisi”

  • Il Lazio ha tutte le carte in regola per diventare la regione italiana leader nel campo della sostenibilità ambientale e dei ‘green jobs’ ma questo ‘potenziale di innovazione’ difficilmente riesce a sfociare in risultati concreti. E’ questo in sintesi il quadro che emerge dalla ricerca commissionata al Censis da ‘Clorofilla’, associazione per la promozione dello […]

Il Lazio ha tutte le carte in regola per diventare la regione italiana leader nel campo della sostenibilità ambientale e dei ‘green jobs’ ma questo ‘potenziale di innovazione’ difficilmente riesce a sfociare in risultati concreti. E’ questo in sintesi il quadro che emerge dalla ricerca commissionata al Censis da ‘Clorofilla’, associazione per la promozione dello sviluppo sostenibile, alla quale va il merito dell’organizzazione del convegno di oggi ‘Giovane impresa-il futuro è sostenibile’. L’incontro ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti della regione Lazio e della provincia di Roma e a queste istituzioni, nonostante i dati non esaltanti in termini di concreti traguardi raggiunti (ad esempio sulla percentuale di raccolta differenziata che, seppur raddoppiata negli ultimi anni, è sempre molto al di sotto della media nazionale), sia il direttore della fondazione Censis Giuseppe Roma che il presidente dell’associazione Clorofilla Giovanni Hausmann hanno riconosciuto il merito di aver investito moltissimo sull’ambiente.

“Il tema del dibattito – dichiara l’assessore regionale al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della Alessandra Tibaldi – è centrale nell’agenda politica della regione Lazio, che da tempo ha istruito un percorso anticrisi basato sulla green economy come ricetta per creare nuova e buona occupazione e come volano per un modello di sviluppo sostenibile per l’intero territorio regionale”. “La green economy – aggiunge – è un’autentica misura anticrisi proposta anche da Barack Obama che, in questo primo scorcio di incarico presidenziale, ha investito ingenti risorse sul risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. D’altronde questo settore può sostenere concretamente l’occupazione; secondo gli esperti in Europa può creare oltre 500.000 posti di lavoro nei prossimi anni ed il comparto è talmente in espansione che c’è addirittura carenza di personale adeguatamente specializzato”.

“Per questo – dice ancora Tibaldi – la regione Lazio ha assunto lo sviluppo sostenibile come tema centrale nella propria azione di governo. Lo ha fatto anche attraverso azioni di forte impatto simbolico. Recentemente il presidente Marrazzo ha presentato il progetto per la riqualificazione energetica del palazzo della Giunta, su cui verrà installato un impianto fotovoltaico da 150 kW. Con questi lavori si eviteranno, su base annua, l’emissione di 130 tonnellate di Co2 e l’utilizzo di 40 tonnellate di petrolio. Ma, nelle nostre intenzioni, questi interventi saranno solo propedeutici ad altri similari da effettuarsi su più ampia scala. Entro breve Marrazzo chiederà al Presidente Zingaretti ed al sindaco Alemanno la sottoscrizione di un protocollo di intesa per estendere a tutti gli edifici pubblici della provincia e del comune di Roma impianti ed interventi simili, ed inserire nel piano casa innovazioni in materia di bioedilizia”.

“Inoltre – continua l’assessore – il tema dello sviluppo sostenibile è ampiamente presente nel protocollo di intesa anticrisi siglato lo scorso 13 maggio tra la Regione Lazio e le confederazioni sindacali. L’intero documento è segnato da questa impostazione culturale, che ha previsto tutta una serie di interventi. Penso, in primo luogo, alle azioni per la semplificazione ed il rilancio dell’attività edilizia, che privilegeranno il risparmio energetico, ed a quelle dei piani regionali per i rifiuti e l’energia”.

“Sui rifiuti – conclude Tibaldi – c’è la volontà, sostenuta anche finanziariamente con 300 milioni di euro, di affiancare i comuni e le province nel raggiungimento dell’obiettivo del 50% di raccolta differenziate entro il 2011, di istituire degli Ambiti Territoriali e promuovere la costituzione di un polo pubblico di trattamento integrato. Per quanto riguarda la politica energetica, invece, con un investimento di 125 milioni di euro si dovrebbe ottenere, entro lo stesso periodo, un considerevole risparmio ed il 20% di energia da fonti rinnovabili. Sono tutte misure concrete che dimostrano la vocazione green-oriented della regione Lazio”.

“Roma è la città – ha sottolineato il direttore del Censis Giuseppe Roma – con la più grande capacità di ricerca nell’intero paese: 5,6 ricercatori ogni 1000 abitanti, quasi doppio della media nazionale che è di 3,3 e ha 16,1 laureati in discipline scientifiche e tecnologiche ogni 1000 abitanti (di età compresa tra 20 e 29 anni)”. Eppure il numero di brevetti depositati, passaggio che Giuseppe Roma ha definito il “momento necessario perchè queste idee prendano corpo”, è bassissimo: 28,1 per milione di abitanti contro i 113,9 del nord-est che dispone di molti meno ricercatori (3,6).

Nel Lazio, al pari delle regioni del nord-ovest, c’è la più alta “spesa media per innovazione per addetto nella popolazione totale delle imprese” di 4500 euro contro una media nazionale di 3700 ed “esiste – si legge nel rapporto Censis – una domanda inevasa di sostenibilità che può essere individuata e definita in maniera chiara e che attende di essre soddisfatta adeguatamente”. Eppure, se si dà un’occhiata all’elaborazione del Censis (su dati Istat) sulla quantità di energia prodotta nella regione, vediamo che solo 5,8 gwh sul totale di energia prodotta da fonti rinnovabili, quasi un un quarto di quella del nord-est, che ne produce invece 21,8.

Ma da cosa deriva questo squilibrio? Per Hausmann l’elemento di criticità è da ravvisare nella “mancanza di sinergia tra il mondo dell’università, delle imprese e delle istituzioni”.

Giuseppe Roma ha evidenziato anche altri fattori tra cui il poco export delle aziende laziali che “si adagiano sul grande mercato della Capitale e tendenzialmente sono poco internazionalizzate”. “Dai dati emerge chiaramente – ha detto il direttore del Censis – che le imprese più propense ad innovare sono quelle che esportano di più”. A questo va sommata la mancanza di adeguata comunicazione, “questo mondo – ha sottolineato Roma – va fatto conoscere affinchè vi si investa. E’ sbagliato pensare che ogni cosa vada fatta con gli incentivi e con i soldi pubblici. Servono imprese disposte a rischiare investendo anche su costosi brevetti. Le basi ci sono, dobbiamo solo – ha concluso – togliere le zeppe e le zavorre che impediscono alla ruota di girare”.