• Articolo , 8 giugno 2011
  • Tolentino Città denuclearizzata

  • Nei giorni scorsi, la Giunta municipale ha deliberato all’unanimità la volontà di esprimere una posizione di netta contrarietà ad una politica energetica nazionale che si basi o ammetta il ricorso all’energia nucleare, di favorire con ogni mezzo, per quanto attiene alle competenze del Comune, l’utilizzo di energie pulite e rinnovabili e il perseguimento degli obiettivi […]

Nei giorni scorsi, la Giunta municipale ha deliberato all’unanimità la volontà di esprimere una posizione di netta contrarietà ad una politica energetica nazionale che si basi o ammetta il ricorso all’energia nucleare, di favorire con ogni mezzo, per quanto attiene alle competenze del Comune, l’utilizzo di energie pulite e rinnovabili e il perseguimento degli obiettivi di risparmio energetico e di dare mandato ai Dirigenti competenti di evidenziare con ogni forma ritenuta opportuna questa determinazione (ad esempio apposita cartellonistica e segnaletica, iniziative di comunicazione, sito web istituzionale, ecc).

Negli ultimi mesi – sottolinea l’Amministrazione comunale per mezzo dell’Assessore all’Ambiente Alessandro Bruni – abbiamo assistito, nel nostro Paese, alla riapertura del dibattito sul nucleare dopo l’indirizzo, da parte del governo, di affidarsi a questa forma di produzione di energia. La questione è divenuta più pregnante dopo l’incidente avvenuto a Fukushima, in Giappone. L’argomento è oggetto di un referendum abrogativo che si terrà i prossimi 12 e 13 giugno.

Tolentino è stata dichiarata “Città denuclearizzata” nel 1988, quando il Consiglio comunale approvò all’unanimità un ordine del giorno proposto dall’Associazione ambientalista “Il Pettirosso – Legambiente”. Un anno prima gli italiani, con un referendum abrogativo, si erano già espressi contro l’energia nucleare. Gli argomenti di contrarietà al nucleare non sono venuti meno nel corso degli anni, giacchè gli indubbi progressi della tecnologia nucleare presentano criticità sempre uguali che l’incidente del Giappone ha messo drammaticamente in rilievo. Numerosi scienziati e studiosi concordano nell’affermare che non esiste ancora una soluzione allo smaltimento delle scorie radioattive, nemmeno nei paesi più sviluppati tecnologicamente. Nel mondo ci sono 250mila tonnellate in attesa di sistemazione, di cui 235 tonnellate in Italia. I tempi necessari per l’entrata in funzione di nuove centrali (si calcolano almeno 10 anni) non consentirebbero al nostro paese di centrare l’obiettivo del “20-20-20” fissato dalla Comunità europea, ovvero ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, migliorare del 20% l’efficienza energetica e produrre il 20% di energia da fonti pulite e rinnovabili, mentre ingenti risorse economiche verrebbero distolte dagli investimenti per il solare, l’eolico e altre fonti di energia, che hanno già dimostrato alta efficienza e una ricaduta occupazionale notevole. Il nucleare, inoltre, rimane una tecnologia pericolosa. Dopo Cernobyl l’incidente più grave si è verificato nel 1999 a Tokaimura,in Giappone. Centinaia le persone esposte alle radiazioni, con conseguente devastanti nell’ immediato e a distanza di molti anni. Non ci sono studi ufficiali relativi alla dispersione di radioattività nell’ambiente ed effetti sulla salute nei luoghi prossimi alle centrali nucleari. Questi sono alcuni dei motivi – conclude Bruni – per cui oggi si ritiene utile ritornare sull’argomento in forma istituzionale, per ribadire quanto deliberato dal Consiglio comunale nel 1988 e per esprimere una posizione contraria ad una politica energetica basata sul nucleare, a favore invece delle risorse rinnovabili e sostenibili.