• Articolo , 9 luglio 2008
  • Toyako, tranne le buone intenzioni, tutto rimandato a Copenaghen

  • Alla giornata dedicata al clima hanno partecipato anche i leader di India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia e Corea del Sud, le nazioni in via di sviuppo e maggiori consumatori di energia

All’ultima giornata del G8 sono presenti anche i rappresentanti di India, Cina, Brasile, Messico, Sudafrica, Australia, Indonesia e Corea del Sud. La terza giornata del G8 si è aperta con un breakfast di lavoro tra gli “otto” e i leader degli altri otto paesi invitati per dibattere sul mutamento del clima. Quella del riscaldamento del pianeta è un’emergenza che, almeno a parole, riscuote l’unanimità.
Subito “profondi tagli” alle emissioni, questo almeno sulla carta sembra mettere tutti d’accordo. Ma si tratta di un accordo minimo, che non impone né vincoli né scadenze e che sostanzialmente rimanda ancora una volta il vero negoziato sul clima alla prossima “Conferenza di Copenaghen” a novembre 2009, il cosiddetto post-Kyoto per la lotta alla CO2.
Tra i partecipanti, Cina ed India si sono sfilati fuori dall’intreccio di impegni sul clima che prevedeva il taglio del 50% le emissioni entro il 2050.
Nel testo diffuso oggi dopo la cosiddetta riunione “MEM”, cioè tra gli Otto Grandi e le otto principali economie emergenti non si fa nemmeno un riferimento temporale al 2050, come d’altronde è assolutamente assente ogni dato o cifra di riferimento.
I Paesi emergenti per poter rispettare quello che, soprattutto i paesi più ricchi chiedono, auspicano che ci sia una forte “cooperazione tecnologica con trasferimento di conoscenze avanzate” per poter coniugare sviluppo e salvaguardia dell’ambiente con l’aiuto delle tecnologie più avanzate del mondo dei più ricchi.