• Articolo , 5 febbraio 2011
  • Trentino, arrivano le “baite cleantech”

  • Approda ad un primo confronto pubblico – in programma mercoledì prossimo, 9 febbraio, alle ore 17.00, all’aula magna del polo tecnologico ed universitario “F. Ferrari” a Povo, Trento – uno dei progetti più innovativi cui si sta lavorando in Trentino. “Baite cleantech in Trentino” è infatti il titolo dell’appuntamento che permetterà il confronto degli esperti […]

Approda ad un primo confronto pubblico – in programma mercoledì prossimo, 9 febbraio, alle ore 17.00, all’aula magna del polo tecnologico ed universitario “F. Ferrari” a Povo, Trento – uno dei progetti più innovativi cui si sta lavorando in Trentino. “Baite cleantech in Trentino” è infatti il titolo dell’appuntamento che permetterà il confronto degli esperti e degli amministratori attorno ad un tema che coniuga con indubbia fascinazione – oltre che con concrete ed importanti prospettive tanto economiche quanto ambientali – elementi apparentemente distanti anni luce: le baite di montagna da una parte, le tecnologie innovative dall’altra. Destinate ad incontrarsi attorno a pratiche di turismo sostenibile.

Il progetto Baite – a cura dell’Assessorato all’urbanistica e agli enti locali della Provincia autonoma di Trento – è stato predisposto in particolare grazie alle sollecitazioni e alle esigenze emerse dai territori delle valli dei Mocheni-Bersntol, Tesino, Vanoi e Chiese. Tutti territori accomunati da potenzialità turistiche non compiutamente espresse e che hanno individuato nel patrimonio di edilizia rurale disponibile (le baite, appunto) un possibile volano per lo sviluppo sostenibile in chiave turistica.
Il progetto punta quindi al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione di un limitato numero di edifici del patrimonio rurale tradizionale esistente. Un recupero da farsi con l’utilizzo di sistemi e tecnologie innovative in materia di informazione e comunicazione, di edilizia sostenibile e di energie rinnovabili, per un loro utilizzo a fini turistici e con la proposta di un’offerta ricettiva innovativa, capace di rispondere ad una domanda che è sempre più attenta alle forme di turismo eco-sostenibile.
Per la realizzazione di questo progetto è necessario il coinvolgimento di diversi saperi, da quelli tradizionali di usi e abitudini delle comunità, a quelli istituzionali fino a quelli tecnologici.
Parlare di baite cleantech significa dunque puntare a diversi risultati. Si va dallo sviluppo di alcune aree sottoutilizzate del Trentino ad alta potenzialità turistica alla tutela dell’architettura tradizionale montana; si passa dal presidio dell’ambiente, attraverso il recupero della funzionalità di queste strutture in relazione all’ambiente e al territorio alla dotazione di strutture di sistemi e tecnologie innovative tali da garantire la massima indipendenza possibile dal punto di vista energetico. Non ultimo: si punta alla creazione di un nuovo modello di progettazione, intervento e gestione sostenibile di strutture montane.
Il progetto, pertanto, sta sempre più assumendo caratteristiche che lo identificano come uno dei nuovi paradigmi in grado di conciliare salvaguardia dell’ambiente e sviluppo sostenibile.
Proprio per queste ragioni, la realizzazione del progetto necessita sempre più di una visione condivisa e concertata con la comunità locale. La delicatezza del tema e l’interesse fin qui manifestato hanno portato alla decisione di un primo momento pubblico di confronto.
D’altronde proprio la legge provinciale sugli interventi per la valorizzazione del patrimonio di edilizia tradizionale esistente con l’impiego di sistemi e tecnologie innovativi, ha definito il quadro normativo per la realizzazione del progetto. In questa prima fase è prevista la realizzazione di due interventi dimostrativi su edifici di proprietà pubblica, uno nella valle del Vanoi e uno nella valle del Chiese, con la proposta di soluzioni tecnologiche alternative, in modo che le baite così recuperate abbiano il soddisfacimento del fabbisogno energetico e rendano visibili nel contempo le modalità di intervento dal punto di vista architettonico.
Il coordinamento dell’intero progetto è in capo alla Provincia autonoma di Trento con la collaborazione di Trentino Sviluppo. La prima fase di attuazione del progetto prevede l’individuazione dei due immobili oggetto dell’intervento; l’affidamento degli incarichi di progettazione a architetti di chiara fama per il recupero delle due baite (entro il 2011); il censimento e la schedatura del patrimonio disponibile, sulla base di manifestazioni d’interesse dei proprietari; l’emanazione di un bando pubblico per l’individuazione degli immobili (si calcola che siano circa 120) che saranno oggetto di intervento nella seconda fase del progetto (entro il 2012).
Per le funzioni di indirizzo, consultive e di monitoraggio delle attività, è stato inoltre costituito un gruppo di lavoro che vede riuniti professionalità interne alla Provincia autonoma, all’Università degli studi di Trento e alla Fondazione Bruno Kessler.
Per i progetti di recupero delle due baite sono stati individuati professionisti con qualificanti esperienze maturate e comprovata professionalità acquisita nel campo dell’architettura sostenibile, del design e delle innovazioni tecnologiche: l’architetto Matteo Thun, con studio in Milano, e l’ingegner Carlo Ratti, con studio in Torino. E proprio Thun e Ratti saranno tra i protagonisti del confronto di mercoledì prossimo rti di mercoledì prossimo. Il primo parlerà del progetto baita nella zona del Vanoi, il secondo di quello del Chiese. L’introduzione e le conclusioni saranno affidate all’assessore provinciale all’urbanistica Mauro Gilmozzi, mentre il progetto baite nel suo complesso sarà affrontato da Diego Loner.