• Articolo , 30 ottobre 2009
  • Ue: Adattamento climatico, necessari 100 mld l’anno ai Paesi Poveri

  • Il Consiglio europeo cerca di concludere sulla definizione delle cifre che i paesi ricchi dovranno destinare a quelli in via di sviluppo come strumento di lotta al Climate Change

(Rinnovabili.it) – Al prossimo vertice sul clima dell’Onu, l’attesa conferenza danese di dicembre, la Comunità europea porterà la sua proposta di finanziamento da destinare ai Paesi in via di Sviluppo come misura di lotta al surriscaldamento globale. L’entità dell’impegno, secondo una bozza redatta dai leader dell’Unione, non può essere inferiore ai 100 miliardi annui fino al 2020, recependo, dunque, l’indicazione dell’Esecutivo europeo che stima, tra l’altro, una quota fra i 22 e i 50 miliardi di euro l’anno proveniente da fondi pubblici.
La Commissione Ambiente dell’Europarlamento, lo scorso 19 ottobre, ha avanzato la richiesta che la stessa Europa contribuisca all’obiettivo con 30 miliardi l’anno.
“L’UE è pronta a prendere la giusta parte all’interno dello sforzo globale per fissare un obiettivo ambizioso di mitigazione, consentendo compensazioni e fornendo la propria quota di sostegno pubblico”, recita il testo, elaborato dal vertice dei 27 a Bruxelles. “Il Consiglio europeo approva la stima della Commissione secondo cui i costi incrementali per mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo potrebbero ammontare a circa 100 miliardi di euro annui entro il 2020”, con contributi annuali crescenti a partire dal 2013.
Nessun passo avanti su come ripartire lo sforzo all’interno del blocco, punto di stallo per il Consiglio e che continua a ruotare attorno ad due ipotesi: prendere in considerazione le emissioni dello Stato membro e/o la sua ricchezza calcolata in base al Prodotto interno lordo. Ciò riflette a pieno la mancanza di un accordo condiviso tra gli stati membri, alcuni, come la Germania, convinti che sia prematuro entrare nei dettagli di una suddivisione economica, altri come i paesi dell’est Europa, che si sono già detti pronti a collaborare solo “in base alle proprie possibilità” ed escludendo tra i destinatari le grandi economie emergenti.