• Articolo , 21 maggio 2008
  • UE: adottata la direttiva sui reati ambientali

  • Il Parlamento Europeo ha adottato oggi a Strasburgo la direttiva sui reati ambientali. Positivi i commenti della Commissione europea e, dall’Italia, le dichiarazioni di Legambiente

Approvata oggi la relazione dell’eurodeputato tedesco Hartmut Nassauer che introduce sanzioni per reati ambientali gravi in tutta l’Europa. La direttiva “obbliga gli Stati membri a prevedere nella loro legislazione nazionale sanzioni penali per gravi violazioni del diritto comunitario in materia di protezione dell’ambiente”. Ogni Stato appartenente alla Comunità europea adotterà misure affinché sia possibile perseguire penalmente reati come la raccolta, il trasporto, il recupero e l’eliminazione di rifiuti, compresi la sorveglianza di queste operazioni e la vigilanza dei siti di smaltimento e le azioni effettuate nella gestione dei rifiuti, che “provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualità dell’aria, del suolo o delle acque oppure alla fauna o alla flora”. Positivi i commenti della Commissione europea, a partire da Jacques Barrot, vicepresidente dell’esecutivo europeo, che ha così commentato: “Un significativo contributo per rafforzare la protezione ambientale in Europa. Per i responsabili dell’inquinamento del nostro ambiente, non ci saranno più porti sicuri”. Stavros Dimas, commissario UE all’ambiente ha dichiarato: “Si tratta di una grande risultato. Prevedere reati penali per violazioni gravi delle regole ambientali in Europa dovrebbe rappresentare un più efficace deterrente e migliorare la legislazione europea sull’ambiente a beneficio dei cittadini”. Dall’Italia arrivano invece le dichiarazioni di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente: “Finalmente l’Unione Europea si dota di uno strumento legislativo in grado di contribuire alla lotta contro i crimini ambientali, con una direttiva che punisce le ecomafie con sanzioni pecuniarie o reclusione” e prosegue “Dietro ogni fenomeno di aggressione criminale all’ambiente, si nasconde un interesse illecito. Questa nuova direttiva deve servire, ora, a completare il processo di riforma della normativa ambientale italiana, iniziato con l’approvazione nel 2001 del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti e mai concluso, procedendo una volta per tutte all’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale”.