• Articolo , 7 luglio 2008
  • UE-Berlusconi: più lontani sulle tribune del G8

  • Divisioni emerse nello scenario del G8 di Toyako, con Berlusconi spesso in contraddizione con le proposte e con le strategie dei leader degli altri paesi aderenti alla UE

Il premier italiano durante l’incontro con la stampa italiana, svoltosi nell’Hotel Windsor sede del summit, ha sottolineato svariati argomenti che non dovrebbero semplificare i problemi con i paesi europei.
Innanzitutto, contrariamente a molti leader UE, non vuole l’allargamento del G8, il cosiddetto G13, che ingloberebbe così i cinque paesi emergenti: India, Cina, Messico, Brasile e Sud Africa, che sempre più voce hanno nei capitoli dello sviluppo, dell’energia e dell’ambiente.
Al contrario il francese Sarkozy ha fatto di questo ampliamento uno dei pilastri della sua politica qui a Toyako. Come lui, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato la necessità di allargare strutturalmente il dialogo su temi specifici. Berlusconi invece è rimasto ancorato alla sua vecchia posizione, insistendo che il G8 deve rimanere escusivamente “un incontro dell’Occidente”.
Altra frizione, questa volta con la tedesca Merkel, si è consumato a proposito dell’atteggiamento da tenere nei confronti del presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. Mentre la Merkel aveva chiesto senza mezze misure le sanzioni, Berlusconi ha ribadito la sua volontà di dialogare con il dittatore per risolvere i problemi.
Altro momento di mancata sintonia si è verificato sull’interpretazione del “Trattato UE” come strumento di lotta contro la speculazione sui prezzi, soprattutto sul petrolio, rilanciando i temi cari di Giulio Tremonti . Ma la Commissione UE, qui rappresentata dal presidente Manuel Barroso, ha già espresso tutti i suoi dubbi sull’utilizzazione del Trattato a tali scopi. E inoltre questo intervento sui futures del petrolio coinvolge direttamente i due Paesi che ospitano questi mercati: gli USA e la Gran Bretagna.