• Articolo , 2 novembre 2009
  • UE e America latina, insieme per un biodiesel sostenibile

  • Un gruppo di Ricercatori finanziati dall’Unione Europea è determinato ad affrontare il problema del declino delle risorse di combustibili fossili attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che consentano la produzione sostenibile di biocarburanti miscibili al diesel.

(Rinnovabili.it) – Il nome del progetto è DIBANet (Development of Integrated Biomass Approaches Network) e il suo scopo è produrre biodiesel da mixare con il gasolio tradizionale a partire dai rifiuti. L’idea è quella di promuovere l’uso degli scarti per sintetizzare un prodotto che superi nel rapporto efficienza/costo i prodotti della prima generazione, che ancora portano avanti la loro controversia con la questione alimentare.
Guidato dall’Università di Limerick in Irlanda, il consorzio DIBANet è composto da partner provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Danimarca, Grecia, Ungheria e Regno Unito e si è recentemente aggiudicato un finanziamento da parte del Settimo programma quadro dell’Unione europea di ben 33,73 milioni di euro.
“Vogliamo creare un biocarburante sostenibile, che risponda alle normative di settore, sia in grado di essere miscelato con gasolio di origine fossile e possa essere impiegato in un motore diesel normale”, ha spiegato il professor Tony Bridgwater, che sta dirigendo la sezione progettuale presso il Bioenergy Research Group (BERG) della Aston University. “I biocarburanti di prima generazione a base di prodotti alimentari come lo zucchero, il mais e il grano hanno rese basse e competono con i prodotti alimentari tradizionali. Questo progetto, invece, si basa su prodotti di seconda generazione, a partire dalla biomassa intera, con rendimenti più elevati e che non sono in concorrenza con il cibo. In particolare, integreremo nel ciclo produttivo la trasformazione dei residui di questi stessi processi per contribuire a migliorare ulteriormente le prestazioni e ridurre al minimo lo smaltimento dei rifiuti”. I risultati del progetto (che comprenderà il miglioramento dei processi d’utilizzo del residuo solido proveniente trattamento con l’acido levulinico) contribuirà in maniera importa tante al filone di ricerca europeo destinato alla generazione dei biocarburanti entro i prossimi 10 anni.