• Articolo , 4 luglio 2008
  • UE: si apre la terza fase del pacchetto “salva pianeta”

  • La Commissione Europea ritiene che l’ETS debba essere esteso ad altri comparti industriali. L’iniziativa rientra delle misure per lottare contro il cambiamento climatico entro il 2020

L’Unione Europea si appresta a definire la terza fase del pacchetto che mira a ridefinire il sistema europeo di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra, noto con la sigla ETS e lanciato nel 2005. Per questa fase, che dovrebbe essere adottata entro fine 2008, la Commissione Europea propone l’estensione di tale misura non solo ad altri comparti industriali, come l’industria chimica e quella dell’alluminio, ma anche l’inclusione di gas nocivi come il protossido di azoto. Iniziano tuttavia ad arrivare le prime proteste da parte dei Paesi dell’ex blocco comunista i quali hanno chiesto di rivedere a loro favore lo schema adottato. La proposta della Polonia, dove il carbone rappresenta ancora il 90% dell’energia, è che le grandi imprese energetiche ricevano gratuitamente permessi di CO2 allo scopo di evitare nuovi aumenti dei prezzi energetici, mentre l’Ungheria, sostenuta anche da Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia, Romania e Slovacchia, ha insistito perchè l’Unione riconosca la storica riduzione di CO2 durante la fase di transizione dopo il crollo del comunismo. Attualmente il pacchetto dell’esecutivo europeo propone di destinare il 10% dei profitti realizzati dal sistema ETS nei Paesi più ricchi ai Paesi con il livello di ricchezza più basso, e secondo il commissario europeo Stavros Dimas “la cosa migliore” è che questo impianto venga mantenuto.