• Articolo , 31 maggio 2011
  • UE, un progetto congiunto investe 5 mln nel solare a concentrazione

  • Investendo nel solare a concentrazione l’Europa punta alla riduzione dei costi dell’elettricità. Obiettivo numero uno: aumentare l’efficienza delle celle e dei moduli del 50% e del 40%

(Rinnovabili.it) – Il Solar Energy Institute dell’Universidad Complutense di Madrid coordinerà presto la parte europea di un progetto internazionale a cui partecipa anche il Giappone, impegnandosi nella ricerca di un modo per *aumentare l’efficienza delle celle solari a concentrazione del 50%*. Il progetto, cofinanziato dalla Commissione europea e dal NEDO giapponese, prevede una borsa di studio del valore di 5 milioni di euro e dell’equivalente in yen per una durata di 3 anni.

Il professor Antonio Luque del Politecnico di Madrid sarà il coordinatore della parte europea del progetto la “Nuova Generazione del Fotovoltaico a Concentrazione” (NGCPV), che verrà presentato ufficialmente nel corso della prossima settimana, mentre la parte giapponese verrà coordinata dal professor Yamaguchi, dell’Università di Tokyo. In totale i partner dell’iniziativa saranno 16 centri di ricerca leader nei rispettivi settori, uniti dall’obiettivo che li spingerà a studiare una nuova tecnologia in grado di produrre nuove celle solari a concentrazione con una efficienza del 45% e moduli con efficienza del 35%, mentre al contempo si cercherà di elaborare una tabella di marcia per portare la conversione rispettivamente al 50 e 40 per cento. “L’emergente industria del fotovoltaico a concentrazione mira a consolidare i vantaggi, in termini di efficienza, ottenuti con celle solari multigiunzione, già oggi del 43,5%” ha specificato il professor Luque, che ha inoltre dichiarato di ritenere che allargando il mercato delle nuove celle si riuscirebbero ad ottenere anche vantaggi economici, con un abbassamento dei costi dell’elettricità al consumatore senza bisogno di sussidi governativi stimando, entro la metà del secolo, il raggiungimento di una produzione pari al 10% dell’energia mondiale. “Questo darebbe vita ad un’industria maggiore rispetto anche a quella automobilistica, con un impatto ambientale quasi nullo per quanto concerne la produzione di elettricità” ha concluso il professore.