• Articolo , 8 settembre 2009
  • Uganda: un villaggio che vale 25mila alberi

  • L’Olanda, per compensare le emissioni dannose di una centrale a carbone, ha deciso di piantare 25mila alberi in Uganda causando l’espropriazione dei terreni di una popolazione autoctona

(Rinnovabili.it) – Siamo da tempo quotidianamente in lotta contro le emissioni di gas serra, causa pricipale dei cambiamenti climatici. Ad oggi le imprese inquinanti possono scegliere se ridurre le loro emissioni o se acquistare dei certificati di compensazione delle sostanze nocive emesse.
Per cercare di migliorare la qualità dell’aria e abbassare i livelli di CO2 il Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM) previsto dal protocollo di Kyoto ha indicato due tipi di progetti forestali: il *rimboschimento*, ossia piantare alberi dove in passato già esisteva un bosco oppure l’*imboschimento* che consiste nel piantare alberi in zone che da 50 anni non ospitano vegetazione.
In Uganda, a causa dell’adozione del progetto di imboschimento deciso dalla organizzazione olandese “FACE”:http://www.stichtingface.nl/ (Forests Absorbing Carbon-Dioxide Emissions) in collaborazione con l’Autorità per la flora e la fauna dell’Uganda (Uwa), una intera comunità ha dovuto lasciare la sua terra per far posto ad una nuova piantagione.
E’ prevista la semina di 25mila alberi che dovrebbero assorbire le emissioni prodotte dalla nuova centrale termica a carbone che produrrà 600 MW, situata in Olanda.
Grazie ai nuovi alberi l’Uganda potrà inoltre emettere nuovi certificati da immettere nel mercato e, cedendoli all’olandese “GreenSeat”, otterrà un sicuro sostegno economico per uno dei Paesi più poveri del mondo.
“GreenSeat”, che si occupa di gestire e negoziare i crediti di carbonio per le grandi compagnie, ha calcolato che con una spesa di 28 dollari seminerà almeno 66 alberi, riuscendo a compensare le emissioni di un aereo che percorre la tratta Francoforte-Kampala.
A causa dello spostamento la comunità ugandese ha perso i suoi terreni e le case divenendo occupante illegale. “Ci sono persone che vivono in condizioni patetiche. Dopo gli sgomberi sono venuti molti funzionari, ma non è servito. È già passato un anno e continuano gli oltraggi delle guardie forestali armate dell’Uwa”, ha denunciato. “Ci fermano quando cerchiamo il bambù, di cui abbiamo bisogno per vivere, o quando portiamo gli animali al pascolo, o se vogliamo prendere il miele. Ci sono stati addirittura dei morti”, ha infine aggiunto.
La popolazione sente di aver subito un abuso, di essere stata allontanata in maniera brusca dalla foresta che abitavano da secoli senza che il Paese li tutelasse.