• Articolo , 19 aprile 2010
  • UK: le importazioni inglesi sono un danno per la crisi idrica mondiale

  • Il consumo di acqua del Paese è troppo elevato ma la colpa non è dei cittadini, bensì del mercato legato all’importazione oltreconfine. Un’etichetta informativa applicata alle merci potrebbe cambiare le cose

(Rinnovabili.it) – La quantità di acqua utilizzata per la produzione di cibo e merci che vengono importate dai paesi sviluppati sta aggravando ulteriormente la già critica situazione idrica mondiale.
Lo rivela un rapporto britannico che ha preso in esame la condizione del Regno Unito e i dati relativi alle importazioni e al consumo di acqua. La conclusione? Quasi un terzo dell’acqua utilizzata per produrre beni viene consumata al di fuori dei confini del paese. La situazione sembra, per questo, assolutamente insostenibile.
Secondo l’opinione dei ricercatori, la Gran Bretagna dovrebbe dare un maggiore sostegno a favore del risparmio di una risorsa fondamentale come l’acqua, aiutando i paesi in difficoltà a razionalizzarne l’utilizzo invece che spingerle all’impiego industriale di un bene per loro così raro.
“Dobbiamo tener conto di come la nostra impronta idrica si ripercuota sul resto del mondo”, ha detto il professor Roger Falconer, direttore dell’Hydro-Environmental Research Centre della Cardiff University e membro del comitato direttivo che si è occupato della relazione.
“Se vogliamo evitare la ‘tempesta perfetta’, è necessaria un’azione urgente”, dove per ‘tempesta perfetta’ si intende la futura e ormai quasi certa crisi energetica, alimentare e delle fonti potabili.
Con previsioni che in 20 anni parlano di una popolazione mondiale composta da 8 miliardi di persone, il conseguente aumento della richiesta di cibo, energia ed acqua potrebbe divenire insostenibile, con un incremento della domanda di ‘oro blu’ superiore del 30% rispetto ad oggi. Un quadro dalla “crescente domanda dei paesi sviluppati” che “sta esercitando una pressione forte sulle aree che sono già a corto di acqua”, ha detto il professor Peter Guthrie, capo del Centro per lo Sviluppo Sostenibile all’Università di Cambridge, che ha presieduto il gruppo direttivo.
“Se la crisi idrica dovesse divenire ancora più grave, si verificherà una grave minaccia per lo sviluppo futuro del Regno Unito a causa dell’impatto che la situazione avrebbe sul nostro accesso alle risorse vitali”.
A tal proposito il team di ricercatori ha suggerito l’introduzione di una *nuova etichetta* da applicare alle merci, che vada ad informare il consumatore in merito al quantitativo di acqua utilizzata per ogni singolo bene. Probabilmente sapendo che per realizzare una semplice maglietta l’industria impiega 2000 litri di acqua mentre per immettere sui banchi di macelleria un solo kg di carne ne servono ben 15 mila, i consumatori potranno fare i loro acquisti in maniera più informata e consapevole contribuendo alle necessarie politiche di salvaguardia delle risorse.