• Articolo , 7 gennaio 2010
  • Un “orecchio solare” per le popolazioni svantaggiate

  • Un apparecchio acustico eco-ricaricabile destinato agli abitanti più poveri della Terra e realizzato dalle stesse persone con disabilità.

(Rinnovabili.it) – Se qualche giorno fa avevamo trattato il felice connubio tra fonti rinnovabili e medicina, non possiamo esimerci dal citare un‘altra innovazione che a buon diritto si colloca in questo matrimonio. Si tratta “Solar Ear”:http://www.solarear.com.br (traducibile come Orecchio Solare) progetto nato dalla collaborazione tra ONG brasiliana, il CEFAC Institute, una società di consulenza per lo sviluppo e l’Università di São Paulo, per unire il vantaggio tecnologico ad una valenza sociale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 7% della popolazione mondiale sia portatrice di un qualche grado di ipoacusia, per un totale di 278 milioni di persone affette da problemi uditivi.
Una situazione particolarmente grave soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove i dispositivi acustici aggiungono al problema ambientale (smaltimento delle pile) un’importante questione economica. Una batteria standard utilizzata nel 95% dei dispositivi di retro-auricolari dura circa una settimana. Questo costo è troppo alto per una larga parte della popolazione del Sud del Mondo, senza contare che molte zone remote non hanno un facile accesso a questi prodotti.
Una valida soluzione potrebbe essere rappresentata da Solar Ear che mira, infatti, a sviluppare apparecchi acustici digitali ricaricabili tramite celle solari e il cui montaggio (sia del dispositivo che del caricabatteria) è effettuato all’interno delle stesse comunità di non udenti.
Il risultato, oltre a fornire posti di lavoro, è un apparecchio ad un prezzo sette volte inferiore a quello attuale e con una batteria che, contrariamente a quelle tradizionali, è in grado di durare fino a 3 anni. Il progetto viene attualmente portato avanti in Brasile, Botswana, Palestina e sarà sviluppato durante quest’anno anche in Messico, Cina, India e Canada; inoltre la tecnologia non è stata brevettata in modo tale da esser resa gratuitamente disponibile e dar la possibilità di raggiungere più persone possibili.