• Articolo , 29 agosto 2008
  • Un giardino per tetto

  • Per contenere, nelle nostre città, il crescente fenomeno di “isola di calore”, esiste una straordinaria soluzione: realizzare edifici con coperture verdi, sistemi realizzati già migliaia di anni fa

Il verde pensile non fa purtroppo parte dei panorami delle nostre città, se non per poche eccezioni, infatti il verde è presente soltanto al suolo.
Le città italiane vivono infatti delle condizioni di verde pubblico non sempre ottimali ma fortunatamente in crescita. Secondo un rapporto presentato l’11 marzo 2008 dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici (APAT) tutte le 24 città italiane, al di sopra dei 150 mila abitanti, hanno registrato un aumento del proprio patrimonio verde.
Il tetto giardino ha invece trovato in Italia un terreno ostile, a volte con grandi pregiudizi, presupposti che hanno portato a realizzare città molto più simili a deserti che a giardini.
Le coperture delle nostre città vengono progettate da decenni con lo scopo di eliminare le acque meteoriche nel minor tempo possibile e, contemporaneamente, fornire una superficie ideale per catturare e trattenere il calore ricevuto per l’esposizione ai raggi solari.
Ogni metro quadro dei nostri edifici fornisce in copertura un terreno arido e assolato che non favorisce alcuna forma di vita e soprattutto contribuisce a creare la ormai nota ‘ Isola di Calore ’.
Gli edifici trattengono l’energia immagazzinata dalle facciate, dai tetti e dai terrazzi per poi cederla lentamente mantenendo così sempre alta la temperatura.
Il clima delle città muta rispetto alle zone non antropizzate e diviene paradossalmente molto meno accogliente rispetto alle aree non abitate. Polveri sottili, inquinamento acustico e luminoso, gas e calore sono ad oggi le caratteristiche dell’ambiente delle città anche non grandissime.
Eppure l’idea di ricreare la superficie sottratta alla natura per l’edificazione di un edificio è sempre stata presente nella mente umana. I motivi che muovevano verso questa scelta erano ovviamente diversi da quelli che oggi ci spingono a considerare il verde nelle coperture degli edifici moderni e la tecnologia usata era senza dubbio profondamente diversa. Babilonia sorgeva in una zona non proprio verdeggiante ma con i suoi più che famosi giardini pensili costituiva un’isola di verde a quanto pare lussureggiante. L’archeologia ha potuto spiegare poco dell’esatta ubicazione e della tecnologia usata per realizzare questa meraviglia ma se ci spostiamo nella nostra penisola possiamo ammirare gli edifici sepolcrali etruschi che erano ricoperti di vegetazione. I mausolei imperiali di Augusto prima e Adriano poi ospitavano in copertura numerosi cipressi ed erano ricoperti di vegetazione.
Gli esempi storici sono moltissimi e non sempre il verde pensile è stato usato per motivi di puro godimento estetico o religioso. Il medioevo, ma anche l’epoca moderna, hanno visto numerosi edifici nei quali il verde è stato utilizzato per scopi produttivi o militari.
Tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento architetti e studiosi definiscono le linee guida di un nuovo linguaggio architettonico “verde”. Le Corbusier inserisce il tetto giardino nei suoi cinque punti, definendo i motivi fondamentali alla base della decisione di realizzare un tetto verde. E’ da dire che quasi cinquanta anni prima l’architetto Von Rabitz aveva parlato dei vantaggi del verde pensile nelle città.
Questo linguaggio architettonico nel nostro paese è entrato con opere di architetti del livello di Piacentini, ma tra le grandi opere e le abitazioni il passo non è mai stato fatto.
Anche Pietro Porcinai, importantissimo architetto paesaggista, progettò negli anni 50 un giardino pensile nel primo palazzo per uffici della Snam il palazzo, a pianta esagonale, era denominato ‘ il castello di vetro ’ e sul giardino si affacciava l’appartamento di Mattei.
Pietro Porcinai propose con forza una sensibilizzazione dell’architettura verso i temi ambientali cercando attraverso le scuole e le università di promuoverne l’insegnamento.
Alcune università italiane sono ad oggi molto attive nel campo del paesaggio e del miglioramento delle condizioni ambientali sia delle città, che degli ambienti naturali con corsi, progetti, conferenze e una ampia attività di ricerca.
Fino a qualche anno fa, ai tecnici sensibili al tema del miglioramento delle condizioni ambientali nelle città, che proponevano un progetto di giardino pensile, venivano riservati sguardi imbarazzati e diffidenti. Raramente si riusciva a convincere che un giardino al posto di una terrazza potesse migliorare sensibilmente il proprio comfort abitativo e anche in quei casi, raramente si passava al cantiere per la diffidenza verso quella tecnologia che poteva portare a danni e grattacapi.
Oggi le cose sono cambiate e si sono fatti molti passi nella giusta direzione.
Primo e più importante è stata l’entrata in vigore della norma UNI 11235 che fornisce Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione, il controllo e la manutenzione di coperture a verde.
La norma è entrata a far parte del corpo normativo nazionale il 24 maggio 2007 ma era allo studio dal lontano 1999. La norma ha richiesto una sinergia interdisciplinare ed è nata grazie alla fusione delle linee guida di altre nazioni con le esperienze italiane attagliate alle problematiche climatiche, tecnologiche e culturali della nostra penisola.
La necessità di un apparato normativo era palese a tutti gli addetti ai lavori, in caso di contenzioso infatti non si avevano parametri univoci per definire la controversia.
Un ente super partes come l’UNI sarà un riferimento accettato da ogni operatore del settore, dal progettista al direttore lavori, fino ad arrivare agli esecutori e ai manutentori.
Questo porterà maggiore fiducia nei committenti e garantirà una migliore qualità del prodotto e del lavoro svolto.
La norma, oltre a fornire un valido aiuto per la definizione di ogni singolo elemento costituente il sistema di verde pensile, definisce anche dati per comporre il pacchetto nella sua totalità.
Un pacchetto male assortito, ma composto da elementi che corrispondono alla norma, potrebbe infatti non ottenere il risultato ottimale così come una carente attenzione per il tipo di vegetazione scelta rispetto alle condizioni climatiche potrebbe condurre a risultati negativi.
Per questo al punto 5 della norma vengono fornite le ‘Istruzioni Per La Progettazione‘ che definiscono nel dettaglio tutte le problematiche da tenere in considerazione in fase di progetto.
La progettazione è seguita in tutti i punti partendo dalle sue finalità e passando ad una ‘Analisi del Contesto‘ che mette in relazione le caratteristiche del luogo in funzione della vegetazione che dovrà ospitare la copertura. In fondo al capitolo, dopo aver definito tutti i punti del progetto, si dettaglia anche la ‘ Progettazione dell’elemento di accumulo idrico ‘ e si definisce il ‘ Progetto dell’impianto di irrigazione ‘.
Il capitolo 9 definisce invece le Istruzioni per l’esecuzione ed installazione dell’opera e contiene indicazioni per il rispetto della regola dell’arte nella posa in opera dei materiali.
Il decimo capitolo regola le modalità di collaudo degli elementi con il controllo degli stessi da effettuarsi in varie fasi della posa degli elementi.
All’undicesimo capitolo anche le Manutenzioni vengono definite dalla norma che definisce non solo i controlli da effettuarsi, ma li separa a seconda del momento o della complessità.
Si va dalla ‘ Manutenzione di avviamento al controllo ‘ fino ad arrivare alla ‘Manutenzione Straordinaria’ puntualizzando gli scopi di ciascuna e le lavorazioni ed i controlli da effettuarsi.
Un ultimo elemento, che porterà con se la norma e che favorirà la diffusione del tetto giardino, riguarda la precisa definizione dei costi di impianto e manutenzione. E’ infatti indispensabile, per ottenere fiducia in una “nuova” tecnologia, poter disporre dei costi per poterli mettere in relazione ai benefici.