• Articolo , 19 dicembre 2008
  • Un pannello solare al cimitero? A Nardò è vietato. E scoppia il caso

  • Il balzello per l’illuminazione votiva al cimitero è insopportabile? Un cittadino di Nardò, proprietario di una cappella gentilizia, installa sul lastricato solare un piccolo pannello fotovoltaico. La corrente che serve per una lampada che simula la fiamma, del resto, è a basso voltaggio. E i cari estinti non si accorgono di certo della differenza. Ma […]

Il balzello per l’illuminazione votiva al cimitero è insopportabile? Un cittadino di Nardò, proprietario di una cappella gentilizia, installa sul lastricato solare un piccolo pannello fotovoltaico. La corrente che serve per una lampada che simula la fiamma, del resto, è a basso voltaggio. E i cari estinti non si accorgono di certo della differenza.
Ma il sindaco, su sollecitazione dell’ufficio dei Lavori pubblici, dice no, non si può fare. E fa notificare al proprietario una ordinanza estremamente «completa»: non solo vigili urbani ma anche poliziotti e carabinieri dovranno accertare che il pannello solare venga rimosso nel termine tassativo di dieci giorni. Se l’operazione dovesse essere fatta «forzosamente» dagli operai della ditta che si occupa della manutenzione del camposanto, il costo verrebbe addebitato all’utente: ben duemila euro.
La questione, insomma, tiene banco. Anche perché il vecchio regolamento di polizia mortuaria, aggiornato con poche modifiche nel 2004, non conterrebbe espressamente alcun divieto in tal senso. Nemmeno la possibilità di un’autorizzazione, beninteso, ma in un eventuale situazione di «vacatio» normativa c’è il sospetto che il Comune intenda tutelare lo status quo per non avere problemi: le cose sono sempre andate così e così devono continuare ad andare. Al di là della considerazione che anche l’installazione di uno «sgabello» fotovoltaico poco ingombrante e invisibile (come quello del caso in questione) potrebbe aver sicuramente necessità di autorizzazioni amministrative, progetto e certificato di agibilità.
I tempi, però, cambiano velocemente e anche la sensibilità della gente. Il Comune deve tenerne conto. Tre anni fa, del resto, l’allora segretario dell’Udc Mino Frasca si fece i conti in tasca: Con trenta euro si comprava una lampadina alimentata da energia solare. Ora costerebbe ancor meno. Considerando che il canone annuo per l’illuminazione votiva è di circa ventuno euro (e in caso di spostamento della luce ne vengono richiesti altri) è chiaro che molti, in tempi di magra, passerebbero al solare.
(b.v.)