• Articolo , 1 dicembre 2008
  • Un tribunale internazionale per i reati di danno ambientale e climatico

  • Stephen Hockman, ex presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati britannico, lancia una proposta interessante: istituire un organismo a livello mondiale che faccia da suprema autorità in merito a questioni relative al Climate Changing

Sembra proprio che il Regno Unito abbia fatto della lotta ai cambiamenti climatici la sua bandiera e dopo l’annuncio degli ambiziosi obiettivi di riduzione e sviluppo delle fonti rinnovabili ecco arrivare una proposta che stavolta coinvolgere tutto il Pianeta. Istituire un tribunale internazionale, simile alla Corte di giustizia dell’Aia, che divenga la suprema autorità giuridica su questioni riguardanti la tutela ambientale ed il surriscaldamento globale. L’idea è stata presentata – come riporta il Telegraph – da Stephen Hockman, ex presidente del Bar Council (Consiglio dell’ordine degli avvocati) per la prima volta a una platea di politici, scienziati e personaggi pubblici durante un simposio presso la British Library. Primo ruolo del nuovo organismo sarebbe quello di far rispettare gli accordi internazionali sulla riduzione delle emissioni di gas serra che saranno fissati il prossimo anno a Copenaghen. Al tribunale potrebbe anche andare il compito di multare Paesi ed imprese che degradano l’ambiente naturale o che non riescano a proteggere le specie minacciate e far rispettare il “diritto ad un ambiente sano”. “Il tempo è ormai maturo per avviare un simile provvedimento – ha detto Hockman – Il suo mandato sarà il cambiamento climatico globale e la necessità di una migliore regolamentazione delle emissioni di carbonio, ma allo stesso tempo l’attuazione e l’applicazione di accordi internazionali in materia ambientale e gli strumenti”. “Naturalmente – ha aggiunto – controlli e sanzioni da sole non possono fornire una soluzione globale ai problemi del cambiamento climatico, ma senza tali componenti, la spinta dei singoli paesi ad affrontare questi problemi – e realizzare soluzioni che sono politicamente accettabile all’interno delle proprie giurisdizioni – sarà molto ridotta”. Per ora l’idea sembra essere dispiaciuta al Primo Ministro britannico, Gordon Brown, che ha spiegato che l’ipotesi sarà presa in considerazione.