• Articolo , 16 marzo 2009
  • Una Cittadella del Sole per la Puglia

  • “Silicon Valley” è il nome di una vasta area vicino San Francisco in California, nella quale si sono andati insediando, nei trenta anni passati, numerosi centri industriali di ricerca e produzione di materiali della microelettronica, da fabbriche di semiconduttori al silicio – da qui il nome di “valle del silicio” (non del silicone che è […]

“Silicon Valley” è il nome di una vasta area vicino San Francisco in California, nella quale si sono andati insediando, nei trenta anni passati, numerosi centri industriali di ricerca e produzione di materiali della microelettronica, da fabbriche di semiconduttori al silicio – da qui il nome di “valle del silicio” (non del silicone che è altra cosa) – a fabbriche di computers, eccetera, approfittando della presenza dei vari centri universitari della California settentrionale e di altri centri di ricerca preesistenti. Stare insieme, insomma, è stato considerato utile contando sulle interazioni fra territorio, ricerca e produzione.

Una delle ultime proposte della nuova amministrazione americana prevede di promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili in una “Sun Valley”, una valle delle energie e dei materiali basati sul Sole. Non so se e dove sarà realizzata, ma l’idea mi ha fatto pensare se non sia il caso di auspicare anche per l’Italia un “polo di ricerca e industriale” anche nell’ambito delle iniziative lanciate dalla nuova Agenzia internazionale Irena di cui si parlava la settimana scorsa.

La Puglia potrebbe candidarsi ad ospitare questa “cittadella del Sole” proprio perché ha tutte le condizioni ideali per una tale impresa. Un vasto territorio che comprende quattro Università, cinque se si considera anche quella della sorella Basilicata, e una prestigiosa Accademia, l’Accademia Pugliese delle Scienze, che nei giorni scorsi ha inaugurato il proprio 84° anno di attività con una prolusione dedicata proprio al futuro delle energie rinnovabili. La Puglia ha vaste zone poco affollate; si pensi alla Murgia che da discarica di vergognosi rifiuti abusivi, potrebbe diventare, all’interno e intorno al suo parco naturale, sede di attività di ricerca e produzione al fianco di varie città dotate di scuole e servizi sociali e culturali. La Puglia ha tre grandi aeroporti, del cui declino ci si sta adesso lamentando, dai quali, se opportunamente utilizzati, è possibile trasportare persone e macchinari in qualsiasi punto d’Europa praticamente nello stesso tempo che si impiegherebbe se si partisse da Roma o Milano; anzi con meno tempo se si considerano i tempi morti imposti dall’accesso e dal funzionamento dei grandi aeroporti delle due città citate.

La Puglia ha tutto quello che può occorrere per sperimentazioni e costruzioni di macchinari e materiali adatti per la cattura delle energie rinnovabili. Del Sole, prima di tutto; era ben stato il Gargano ad ospitare la prima grande centrale fotovoltaica, cresciuta troppo poco rispetto alle speranze che vi erano state riposte. A Margherita di Savoia è stato sperimentato il primo “stagno solare” italiano per la produzione di elettricità dai residui delle saline (altra impresa abbandonata). Nell’Università di Bari, già mezzo secolo fa, sono stati realizzati dispositivi per ottenere acqua dolce dal mare con distillatori solari e per estrarre acqua dall’atmosfera.

Col Sole, come è ben noto, si possono fare molte cose: elettricità con i pannelli fotovoltaici al silicio, quelli che stiamo importando dall’Estremo Oriente e da altri paesi; siamo però oggi ad una svolta verso nuovi pannelli fotovoltaici che richiederanno molte attività di ricerca e costruzione con l’impiego di chimici, fisici, ingeneri. Si tratta di tecnologie che richiedono poche materie prime fisiche e molto ingegno e innovazione e a cui potrebbero ben dedicarsi i cervelli che vengono educati nelle varie Università della regione. Con l’energia solare è possibile avere calore per gli edifici e far funzionare frigoriferi o dissalatori.

Nel campo dell’energia del vento, a cui si sta già rivolgendo attenzione in Italia, il futuro successo richiede migliori conoscenze sull’intensità del vento e sulle sue previsioni. Nel momento in cui in un paese, come sta già avvenendo negli Stati Uniti, la produzione di elettricità dal vento porterà un contributo rilevante ai fabbisogni elettrici del paese, poter prevedere quanto vento sarà disponibile è determinante per la stabilità della rete di distribuzione. Un altro campo di ricerche riguarda la possibilità di utilizzare la forza del vento quando è troppo bassa o quando è molto elevata, al di là di circa 70 chilometri all’ora. E’ probabilmente possibile immagazzinare l’energia del vento quando la sua velocità è superiore alla soglia di stabilità considerata sicura oggi.

Fondamentale per un centro di ricerche sulle fonti rinnovabili in Puglia è la documentazione su quanto sta rapidamente avvenendo in tutto il mondo. La Cina, la cui economia è basata sull’inquinante carbone, sta lanciando un programma di produzione su larga scala di elettricità dal vento. L’altro campo di lavoro, di ricerca e innovazione riguarda le fonti energetiche associate all’uso delle risorse agricole, forestali e zootecniche da trasformare in carburanti o materie prime alternativi a quelli derivati dal petrolio. L’esplorazione della letteratura tecnico-scientifica e dello stesso Internet mostra quanta attenzione venga rivolta alle fonti rinnovabili e un accurato scrutinio tecnologico può aiutare a setacciare le idee bizzarre, talvolta vere e proprie “bufale”, cose senza capo né coda, dalle vere idee innovative. Purtroppo qualsiasi idea anche solo fantasiosa, sulle energie rinnovabili attira l’attenzione dell’opinione pubblica e anche soldi pubblici che spesso portano a delusioni e a distrarre l’attenzione dalle idee veramente innovative.

Le cose sono complicate perché ad ogni nuova idea corrisponde qualche contestazione; per i grossissimi interessi economici in gioco esiste una dura concorrenza e gli innovatori si contestano a vicenda, per cui alla fine cittadini e governanti non sanno più a chi credere. Da qui l’importanza di una conoscenza scientifica genuina basata anche sulla storia dei tentativi del passato. L’importanza di una “Sun Valley” proprio in Puglia sta anche nel fatto che la Puglia è protesa verso i paesi del Mediterraneo, assetati di tecnologie che consentano di utilizzare le loro enormi risorse potenziali di energia solare che attendono soltanto adeguati macchinari. La prospettiva di attrarre in Puglia imprese nel campo di tecnologie avanzate come quelle “solari” è una importante sfida per gli amministratori della regione, dal momento che troppe volte sono arrivate o sono sorte in Puglia imprese scomparse dopo pochi anni perché basate su prodotti sbagliati o su previsioni di mercato sbagliate. Una Sun Valley pugliese potrebbe invece assicurare innovazioni e lavoro per decenni in futuro.