• Articolo , 9 novembre 2007
  • Una pellicola per vetri super-performanti

  • Arriva dai freddi paesi del nord, più precisamente dalla Svezia, una pellicola in materiale plastico super sottile in grado di alterare, se percorsa da corrente elettrica, le proprietà isolanti del vetro, influenzando il guadagno termico degli ambienti

Come i nostri più assidui lettori sapranno perfettamente, una delle componenti principali per ottenere un ottimo comportamento termico in un edificio è progettare un involucro che, interfacciandosi con l’ambiente esterno, ne limiti le influenze per il raggiungimento del confort interno. Si è più volte detto infatti che la corretta progettazione di un involucro può portare ad un notevole abbattimento nel consumo di energia, limitando l’uso prolungato di impianti di riscaldamento in inverno e di condizionamento nella stagione estiva. L’elemento maggiormente critico dell’involucro è senza dubbio individuabile nei serramenti, che non solo devono poter garantire un ricambio d’aria e l’allontanamento del calore in eccesso in estate ma, soprattutto alle nostre latitudini, devono essere in grado di isolare dal freddo gli ambienti interni senza compromettere la visibilità. L’industria del vetro è giunta in questi ultimi anni alla messa a punto di tecniche in grado produrre vetri per serramenti che possono reagire agli stimoli ambientali e umani, arrivando all’elaborazione di vetri speciali di controllo della radiazione solare con fini di isolamento termico e di limitazione dei consumi energetici. È di pochi giorni fa la notizia che la ChromoGenics, società svedese di produzione di pellicole speciali per diverse applicazioni, ha brevettato una pellicola di plastica che, applicata sui vetri, li renderebbe più o meno isolanti al passaggio della radiazione solare, dunque diversamente permeabili alla luce ed al calore. Il risultato è ottenuto facendo percorrere la pellicola da una corrente elettrica, che altererebbe le proprietà di “trasparenza” alla radiazione luminosa della pellicola stessa che è composta da un doppio strato: uno di ossidi di Nichel e uno di ossidi di tungsteno. Nel momento in cui viene applicata la corrente elettrica, la tensione porta un flusso di ioni a migrare dal nichel al tungsteno, con la conseguenza che entrambi gli strati diventano scuri. Per ottenere l’effetto contrario, ovvero rendere chiaro o trasparente il vetro, è sufficiente invertire la polarità. Il funzionamento di questi vetri in sé non è una novità, dato che già conosciamo molto bene le caratteristiche dei cosiddetti vetri elettrocromici, nei quali all’interno della camera tra le due lastre di vetro si trova uno strato di cristalli liquidi il cui stato può essere modificato a applicando un campo elettrico. Nel caso della pellicola ideata dalla ChromoGenics però viene introdotto un importante valore aggiunto: fino a questo momento infatti la tecnica di applicazione del campo elettrico per alterare le proprietà di un vetro (vetro elettrocromico) non era mai stata applicata ad un materiale plastico, per giunta così sottile e per questo utilizzabile in molti più casi. Grazie alla flessibilità della pellicola ed al suo inserimento all’interno dei vetri di un serramento viene consentito un risparmio energetico che sfiora il 50%. Inutile aggiungere che gli sforzi per l’ottenimento di questo traguardo sono stati ben incentivati da finanziamenti pubblici e privati, per un totale di sei milioni di dollari. Una somma cospicua per un brevetto senza precedenti e che spinge alla ricerca!