• Articolo , 20 febbraio 2010
  • Una scossa al mercato auto nel segno della sostenibilità

  • Una piccola vettura elettrica indiana potrebbe essere il caso dell’anno e suscitare un grosso interesse. E forse risolvere anche qualche problema all’Italia che lavora, contribuendo al tempo stesso a diminuire le emissioni di gas serra.

La Francia e l’Inghilterra vedono fiorire una serie di fabbriche che producono veicoli elettrici. Un fenomeno non solo tecnologico (vedi il primato di velocità stabilito dalla LJC, che ha superato i 105 km/h), ma anche commerciale visto che le vendite hanno surclassato quelle dei modelli con motore a combustione interna. Brillanti quindi i risultati economici delle case costruttrici tra cui citiamo l’Anthony Electric, la Baker o la Detroit Electric.
A qualcuno, forse, questi nomi e questi numeri non tornano.
Ma è solo questione di tempo.
Tempo passato. Infatti stiamo parlando di fatti e di prodotti della fine del ‘800, secolo in cui fu realizzato il primo veicolo a trazione elettrica (dallo scozzese Robert Anderson – 1839) quando in effetti, soprattutto grazie alle migliorie apportate alle batterie da Gaston Plante e da Camille Faure, i veicoli circolanti elettrici erano decisamente di più di quelli a scoppio.
Certo la velocità era di soli 32 km/h ma quei veicoli costituivano una realtà, anche commerciale, già più di un secolo fa.

h4{color:#D3612B;}. Le sorprese non finiscono mai

Ma le storie strane sulle auto elettriche non finiscono qui. Aldilà degli esperimenti di intraprendenti privati, di competenti centri di ricerca e di famose case automobilistiche, oggi vogliamo parlare di un’azienda che da circa trent’anni costruisce appunto veicoli elettrici.
Si tratta della indiana Reva, nome sconosciuto ai più, balzata tra l’altro alla ribalta delle “odierne cronache”:http://www.rinnovabili.it/per-termini-imerese-il-rilancio-potrebbe-essere-una-sunny-car-402526 perché legata alla ipotesi di una riconversione dello stabilimento di Termini Imerese che potrebbe assorbire dei lavoratori oggi a rischio di disoccupazione dopo l’annuncio della Fiat di voler cessare la produzione automobilistica in quegli impianti. Si tratta, secondo fonti ministeriali, di 2000 posti di lavoratori a rischio tra gli oltre 1600 dipendenti Fiat e gli altri dell’indotto. E’ infatti la notizia di oggi che proprio la Reva, in partecipazione con il gruppo Cape, potrebbe impiantare una produzione per il nuovo modello, Reva NXR, che dovrebbe essere commercializzato in Europa entro fine anno.
La nota distintiva di questa casa costruttrice e di questo modello in particolare, consistono nella loro storia e nella loro concezione che sono in controtendenza a quelle dei colossi mondiali del settore. Potremmo dire che la Reva nasce idealmente nel 1990 con Chetan Maini che, con alcuni colleghi dell’Università del Michigan, realizza il “Sunrunner”, una vettura ad energia solare per la competizione “World Solar Challenge”: 3000 km in sette giorni, in Australia.
Da qui parte l’idea di Maini di una industria automobilistica finalizzata all’utilizzo delle energie rinnovabili.

h4{color:#D3612B;}. E si arriva alla nuova Reva NXR

Grazie ad una joint venture del gruppo Maini con capitali statunitensi, nacque la REVA che oltre ad essere il nome della madre di Mini significa anche ‘un nuovo inizio’ in sanscrito. E il nome, profeticamente rimase. Maini torna in India e a Bangalore fonda la società, affiancandola all’azienda di famiglia che già realizzavano golf-cart e, carrelli elevatori e ricambi per auto. E così inizia la produzione delle auto elettriche, fino ad arrivare alla recente G-Wiz, venduta e popolare anche in Inghilterra, due metri e mezzo di lunghezza, design da cartoon e solo trazione elettrica, 80 km di autonomia e 8 ore per ricaricarla. Ma adesso è già ora del nuovo modello e a norme europee. E’ l’NXR che garantisce una coppia elevata capace di una velocità massima di 104 km/h, quattro posti, autonomia di 160 km, una velocità limitata a 65 Km/h. E’ equipaggiata con due sistemi di ricarica: Normale e Fast. Quello normale richiede la ricarica durante la notte, l’altro, come optional, in una stazione di rifornimento necessita di 15 minuti per un’autonomia di 40 chilometri. In più può avvalersi anche del recupero d’energia meccanica della frenata. Un sistema elettronico proprietario (IEMSTM) assicura la gestione integrata della batteria termica con elevata efficienza.
E ora i grossi costruttori mondiali devono vedersela con la Reva, anche perché è tra le poche ad avere introdotto una serie di innovazione (ad iniziare dalla trazione elettrica) su una city-car e non su berline di medio-alto livello. Il prezzo? Per ora solo indiscrezioni, ma le voci che girano lo fanno oscillare tra non meno di 14.000 e non più di 16.000 euro.