• Articolo , 15 febbraio 2008
  • Un’automobile che consuma… aria!

  • Una nuova frontiera della mobilità automobilistica che si avvale questa volta dell’aria compressa, grazie ad un ingegnere francese, al finanziamento dell’indiana Tata e ad un sistema di marketing originale. Tutto, ovviamente, nel più assoluto rispetto dell’ambiente

_Dal nostro inviato in Francia_ – Un’autovettura accessibile a tutti, non inquinante e che non consuma nulla. Sembrerebbe davvero un miraggio, ma non lo è: da 20 anni Guy Negre, ingegnere nel settore meccanico (F1 e aeronautica), lavora per realizzare il suo sogno. Il principio di funzionamento del suo veicolo è basato sull’uso di un compressore ad aria che movimenta i pistoni del motore e fa marciare l’autovettura.
Le prestazioni tecniche del motore permettono al veicolo un’autonomia di 200 Km, ideale quindi per i tragitti urbani. Il costo di un pieno, per il quale necessitano 2 minuti in un terminale di compressione, è stimato approssimativamente intorno ai 2 €, cioè una somma minima in confronto alla benzina. Inoltre, un piccolo compressore è montato di serie sull’automobile, e permette di ricaricarla in 5 ore collegandola ad una normale presa elettrica.
Il motore funziona secondo un ciclo termodinamico diverso dai motori attuali. Il motore ad aria compressa è un motore a 5 tempi e a 3 camere distinte: 2 cilindriche d’aspirazione e di espansione e 1 sferica di compressione collegata da un iniettore elettronico d’aria a due riserve di 300 litri d’aria compressa a 300 atmosfere. In queste 3 camere avvengono le varie fasi: aspirazione, compressione, iniezione d’aria compressa addizionale, espansione, scarico.
Per aumentare il rendimento del motore, il peso dell’automobile sarà estremamente ridotto; la struttura, le portiere, il cofano, il cruscotto, i sedili e persino i portacenere saranno realizzati in vetroresina, materiale leggero, economico e facilmente riciclabile.
La società MDI sta studiando attualmente un progetto di un veicolo con doppia alimentazione basato sullo stesso principio, ma il cui funzionamento sui lunghi tragitti sarebbe assistito da un motore termico che utilizza un combustibile fossile (benzina, gasolio) o biologico (oli vegetali, alcool…). Questo prototipo permetterebbe, su strada, un consumo inferiore a 2 litri per 100 km ed un’emissione di Co2 ridotta di circa due terzi rispetto ad un motore tradizionale.
Per realizzare questo progetto Guy Negre ha anche deciso di organizzare piccole unità industriali capaci di costruire un’autovettura ogni mezz’ora. A suo avviso questo sistema è molto più economico ed ecologico dei sistemi di produzione della concorrenza.
Una buona notizia: “Le Grenelle Environnement” (gruppo di lavoro francese che riunisce attorno ad un unico tavolo gli organi collegiali che devono definire gli indirizzi in materia di politiche per l’ambiente) ha scelto di istituire un sistema di bonus e malus per autovetture troppo o poco inquinanti, ed anche alcune sovvenzioni per l’acquisto di automobili ecologiche. Per l’acquisto di questo tipo d’automobile si potranno quindi ricevere fino a 5000 € di incentivi; se si considera che il modello più piccolo di MDI costerà all’incirca 3500 €, si capisce come quest’automobile potrà essere accessibile a tutti.
Paradossale è stato l’iter finanziario. Infatti la Francia, Paese sviluppato ed interessato al futuro del pianeta, non ha voluto dare alcuna possibilità economica a questo ambizioso progetto. Così Tata Motors è stata la sola azienda a credere in questa invenzione, destinando 20 milioni di euro allo sviluppo ed alla messa in produzione del prototipo. Ricordiamo, per chi non lo avesse presente, che si tratta di una grande industria indiana, di quella nazione che si sta aprendo al settore automobilistico (tanto da gareggiare nella prossima stagione di Formula 1 con un team, il Force India, di cui uno dei piloti sarà il nostro Giancarlo Fisichella). Nel frattempo MDI prosegue il suo business model, cioè la vendita di licenze e fabbriche veloci, che permetterà la produzione e la distribuzione dei suoi prodotti nel resto del mondo.
Questa piccola macchina costituirà una vera e propria rivoluzione nel settore automobilistico e, se gli interessi dei colossi petroliferi non lo impediranno, potrebbe contribuire significativamente per quanto riguarda la salvaguardia ambientale.