• Articolo , 27 aprile 2010
  • Usa: il progetto Cape Wind tra dubbi e perplessità

  • Sarà a causa dei costi elevati o sarà colpa della normativa incompleta? Fatto sta che gli Stati Uniti non producono rotori offshore nonostante abbiano un importante potenziale da sfruttare. Ma il progetto Cape Wind sembra far gola a molti

(Rinnovabili.it) – Più di 800 turbine a largo delle coste danesi e britanniche e in altri sette paesi europei producono costantemente energia rinnovabile, sfruttando le brezze oceaniche e fornendo energia a centinaia di migliaia di abitazioni. Mentre anche la Cina sta implementando il proprio settore offshore solo gli Stati Uniti rimangono fuori dalla competizione con zero turbine eoliche offshore costruite entro i confini, probabilmente anche a causa di un quadro normativo non idoneo.
Ma l’amministrazione Obama si è fatta avanti annunciando le decisioni in merito ad un importante progetto da sviluppare sulle coste del Massachusetts ‘Cape Wind’.
“E’ imperativo, Cape Wind verrà costruito, abbiamo bisogno di questo slancio”, ha dichiarato Peter Giller, Amministratore Delegato di OffshoreMW, uno degli sviluppatori con l’ambizione di costruire ben due progetti da 700 MW sulle coste del New Jersey e del Massachussets.
Il National Renewable Energy Laboratory ha stimato che potrebbero essere ricavati dal vento circa 90 mila MW sfruttando le coste degli Stati Uniti dove i fondali non sono più profondi di un centinaio di metri nonostante i piani Usa in fase di approvazione potrebbero generare, secondo i calcoli delle EWEA, solo 2500 MW.
Il progetto Cape Wind con 130 turbine, ciascuna di 440 piedi di altezza, probabilmente verrebbe a costare più di un miliardo di dollari e la paura diffusa è quella che potrebbe andare ad interferire con l’attività dei pescatori locali, oltre che a danneggiare un cimitero indiano sommerso compromettendo il panorama e senza garantire il rientro economico sperato.
Oltre alle proteste dei locali e delle associazioni va ad aumentare l’incertezza sulla realizzazione del progetto anche la normativa statunitense, approssimativa in fatto di offshore, che ha reso il mercato dell’eolico in mare molto rischioso, con costi troppo elevati che rendono poco appetibili gli investimenti nel settore che oltre ai costi di costruzione si trova ad affrontare condizioni climatiche molte volte avverse vista la presenza di eventi atmosferici di straordinaria potenza: uragani seguiti da gelate invernali possono infatti danneggiare le apparecchiature rendendo la manutenzione ancora più difficoltosa e difficilmente gestibile, anche dal punto di vista economico.