• Articolo , 27 gennaio 2011
  • Vendola critica la competenza del governo sulle politiche rinnovabili

  • In una conferenza stampa a cui hanno partecipato il Vice Presidente Loredana capone e degli Assessori Lorenzo Nicastro e Angela Barbante il presidente della regione Puglia Nichi Vendola ha dichiarato l’intenzione di voler aprire una diffida nei confronti del governo in ambito di governance sulle tematiche delle energie rinnovabili.

(rinnovabili.it) Nichi Vendola Il presidente della regione Puglia alla presenza della Vice Presidente Loredana Capone e degli Assessori Lorenzo Nicastro e Angela Barbante ha dichiarato durante una conferenza stampa che:
“Intendiamo mettere in mora il Governo centrale sulle sue inadempienze in materia di energia rinnovabile, con particolare riferimento alle quote di burden sharing”.

Secondo Vendola infatti è incredibile che nonostante il paese sia nel bel mezzo di un mercato energetico liberalizzato, la regione puglia stia aspettando da anni le linee guida e quote di produzione energetiche da fonte rinnovabili (burden sharing).

Per questo conclude “apriremo una procedura di diffida nei confronti del Governo e avvieremo la nostra battaglia in tutte le sedi giudiziarie che ci consentano di far vivere questa questione”.

Secondo il governatore il mercato è stato drogato dalla sovrapposizioni di determinate condizioni causate da chi ha messo in campo quantità enormi di risorse e chi invece ne ha impedito la regolamentazione. La regione puglia infatti è stata la più impegnata nel fornire strumenti legislativi atti a regolamentare il settore evitando cosi problemi e speculazioni.

Vendola continua dicendo che “Noi – ha dichiarato Vendola – sappiamo tutto quello che è stato autorizzato dalla Regione, ma non sappiamo quello che è stato concesso dai comuni con le DIA (Dichiarazione Inizio di Attività, necessarie per gli impianti inferiori ad 1MGW ndr). Stiamo per andare in cabina di regia per il decentramento per chiedere a Province e a Comuni di chiudere rapidamente, anche con l’uso della Polizia Provinciale e Polizia Municipale, il censimento di tutti gli impianti che sono sorti attraverso le Dia, per costituire l’anagrafe e conoscere qual è il limite oltre il quale non si può andare” “Vorrei dire alla politica in generale – ha concluso Vendola – che bisognerebbe tornare a Roma e cambiare la logica che sta drogando il mercato: troppi soldi a causa del fatto che il conto energia è semplicemente un flusso di denaro verso le imprese e non viene orientato, ad esempio, verso le famiglie attraverso la solarizzazzione strutturale, e verso centrali di piccola taglia per l’auto-produzione e l’auto-consumo”.
Il governatore ha intenzione di coinvolgere anche altre regioni per convincere il governo centrale ad occuparsi del fatto che l’energia rinnovabile non può essere una scusa per continuare a devastare l’ambiente , ma anzi uno strumento per valorizzarlo.

L’Assessore Barbanente ha sottolineato quanto “la Regione ha fatto per arginare il fenomeno dell’eolico non controllato e su quanto si sia lavorato con la legge 31 del 2008, per mettere a punto una norma che ritagliasse gli ambiti già vulnerabili dal punto di vista ambientale e paesaggistico della nostra regione. La Regione Puglia ha la coscienza a posto, chi non ha fatto la sua parte è lo Stato italiano che su questa materia è assolutamente inadempiente”.
La vice presidente Loredana capone ha partecipato alla discussione del decreto legislativo riguardante l’applicazione della direttiva comunitaria di energie rinnovabili durante una conferenza unificata Stato-regioni tenutasi a Roma mercoledì scorso, dove se ne sottolinea l’importante obiettivo di limitare gli impianti sul suolo agricolo e di riduzione degli incentivi.
La capone sottolinea che : “Il Presidente Errani si è fatto portavoce di questa istanza, e cioè che le regioni abbiano più voce e che il sottosegretario faccia subito le norme. Purtroppo aspettiamo da oltre un anno e mezzo la ripartizione delle quote e non possiamo permetterci di aspettare oltre”.

Infine L’Assessore Lorenzo Nicastro conclude dichiarando che: “è difficile pensare che alla Puglia tocchi partecipare a questo burden sharing nella misura che va oltre il 2 o il 2,5%. C’è il rischio, quindi, che la quota della Puglia sia stata ampiamente raggiunta”.