• Articolo , 29 ottobre 2008
  • Vendola e Prestigiacomo ai ferri corti per l’Ilva di Taranto

  • Una querelle tra presidente e ministro, rispettivamente della Puglia e dell’Ambiente, sui livelli d’inquinamento prodotti dall’Ilva di Taranto, sulle procedure e sulla commissione che doveva indagare. Sullo sfondo il degrado ambientale di Taranto e i diversi casi di tumore riscontrati nella popolazione a causa dell’inquinamento

Tutto parte dal più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. E’ noto che è sul banco degli imputati per l’inquinamento che produce, e per le conseguenze sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Inquinamento, alti tassi di CO2, addirittura tumori diagnosticati come conseguenza di questa atmosfera ormai avvelenata dalle emissioni dell’impianto siderurgico. Su sollecitazione del presidente della Regione Nichi Vendola, fu richiesta la valutazione di una commissione tecnica del ministero dell’ambiente che avrebbe dovuto decidere se concedere o meno alla fabbrica l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), indispensabile per procedere con l’attività. Ma il ministro Prestigiacomo, li ha rimossi: sostituendoli con dei tecnici di sua fiducia. “Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine” commentò in quell’occasione il presidente Nichi Vendola.
La sostituzione è stata scoperta dai pugliesi il 15 ottobre. “Convocati a Roma, ci siamo trovati davanti un nuovo presidente del nucleo di coordinamento (scelto dal ministro) – racconta l’assessore all’Ambiente, Michele Losappio – Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare come le emissioni dell’Ilva siano tutte nei limiti dell’attuale normativa nazionale”.
“Per la prima volta poi – aggiunge poi il direttore regionale dell’Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato – al tavolo c’erano anche i tecnici dell’azienda”.
Vendola, ricorda che proprio lui, appena insediato, aveva siglato un piano industriale con la famiglia Riva in conseguenza al quale l’Ilva aveva poi investito 300 milioni di euro per modificare gli impianti, dimostrando la possibilità di ridurre le emissioni.
“Non ha mantenuto però molti degli impegni presi – puntualizza Vendola – E soprattutto nel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni di diossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limiti tre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo”. Intanto l’Ilva negli ultimi quattro anni avrebbe prodotto utili per due miliardi e mezzo. “Un vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d’Europa. E farà sempre più utili” spiega il presidente della Puglia.
“In qualsiasi parte d’Europa, l’Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni – spiega il professor Assennato dell’Arpa regionale – Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti”.
Stanti così le cose Vendola ha deciso che agirà da solo: nelle prossime settimane il governatore esprimerà parere negativo al rilascio dell’Aia. Ma siccome il parere non è vincolante, se non otterrà risultati, presenterà al consiglio regionale una normativa che obbligherà l’Ilva, e tutte le altre aziende di stanza in Puglia, ad una riduzione delle emissioni inquinanti. “Stabiliremo un cronoprogramma: più passa il tempo – dichiara Vendola – e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
Oggi la Prestigiacomo ha risposto che il cambio di commissione, non è certo finalizzata ad una “politica più morbida” a favore dell’impianto siderurgico, ma si tratta di un fatto dovuto. “Una legge dello Stato ha modificato la composizione dell’organismo, che, tra l’altro, avrebbe dovuto occuparsi anche dei 200 maggiori impianti industriali italiani”.
Tanto più, secondo il ministro, sembra che i tecnici della precedente commissione, in carica dall’ottobre 2007 all’agosto 2008, “ha emesso in totale ben 4 pareri, (…) lasciando in arretrato 160 richieste”, ma soprattutto, non avrebbero preso alcuna decisione riguardo alla questione dell’Ilva.
Per il comparto siderurgico di Taranto ci fu un accordo, all’inizio del 2008, sui temi trattati, che, sempre secondo il ministro, l’Ilva, sta rispettando. L’intesa prevedeva fra l’altro che la proprietà mettesse a punto un sistema di lavorazione per dimezzare le emissioni e secondo il ministro il cambiamento è già iniziato.
In merito alla possibilità che Vendola prenda l’iniziativa di una legge regionale sulle emissioni, la Prestigiacomo chiede “Perché non la fa, e perché non l’ha già fatta? Chi glielo ha impedito?”.