• Articolo , 22 aprile 2009
  • Vertice Ambiente: chi paga lo scotto dei cambiamenti climatici?

  • Dure requisitorie dei rappresentanti degli ambientalisti e delle ong. Il costo della lotta ai cambiamenti climatici non va fatta ricadere sui paesi in via di sviluppo e più poveri

(Rinnovabili.it) – In uno studio dell’Ong “Oxfam International”:http://www.rinnovabili.it/oxfam-saranno-milioni-le-vittime-dei-cambiamenti-climatici-401501 “nel 2015, se i cambiamenti climatici continueranno al ritmo attuale, il numero delle persone colpite dagli effetti supererà i 370 milioni”. Farida Bena, rappresentante a Siracusa della stessa Ong, lo ha ribadito nella prima giornata del G8 Ambiente.
Così ha dichiarato: “I danni del cambiamento climatico ormai in atto si fanno già sentire. E non c’è bisogno di ascoltare quello che dicono gli ambientalisti, basta ricordare il recente caso degli abitanti di quell’arcipelago di Papua Nuova Guinea evacuati a causa dell’innalzamento delle acque del mare” e per i quali l’Onu ha coniato la definizione di “profughi per cambiamenti climatici” prima inesistente.
Gli scenari previsti dal documento per il G8 Ambiente ipotizzano differenti meccanismi di finanziamento, che nel migliore dei casi potrebbe ammontare a 5 miliardi di dollari.
Al contrario la stima fatta dalla Banca Mondiale dice che il costo dell’adattamento, soprattutto per per i paesi in via di sviluppo, dovrebbe ammontare tra i 9 e i 41 miliardi di dollari l’anno.
“I paesi ricchi sono come il proprietario di una Ferrari che sbanda – ha esemplificato Bena dell’Oxfam – e investe l’abitazione di una povera donna danneggiandola, e che poi le offre il suo aiuto concedendole un prestito”.
I paesi più industrializzati sono quindi accusati di far pagare i costi del cambiamento climatico, di cui sono i principali responsabili, ai paesi sottosviluppati, che chiedono invece che i fondi siano concessi a titolo gratuito.
Il direttore di Wwf International, Kim Carstensen è molto duro e pessimista nella sua valutazione.
“Uno dei punti su cui tutti i ministri hanno concordato è che non siamo sulla buona strada per raggiungere un accordo sul cambiamento climatico (in vista della conferenza di dicembre a Copenhagen). Quindi la crisi è doppia: quella del clima e quella dei negoziati che riguardano il clima”.
Carstensen è convinto che la responsabilità principale nel trovare un accordo vincolante e globale sulla riduzione delle emissioni è dei paesi sviluppati, i quali devono essere i primi a trovare soluzioni efficaci e prendere impegni non modificabili.