• Articolo , 23 marzo 2009
  • Vertice UE, sul clima tutto rinviato a giugno

  • Aspra critica da parte degli ambientalisti nei confronti dei capi di Stato per non esser riusciti, durante il summit della scorsa settimana, a mettere sul tavolo somme concrete da destinare ai paesi in via di sviluppo come sostegno alla sfida climatica

Ancora un nulla di fatto, per così dire, per il clima: i leader europei, riunitisi la scorsa settimana a Bruxelles per il vertice di primavera, hanno infatti rinviato a giugno la decisione sulla posizione dell’Unione Europea all’interno del dialogo mondiale sul clima, elemento essenziale per l’accordo post-Kyoto che sarà disegnato nella Conferenza Onu di Copenaghen. Le conclusioni del vertice si limitano a dichiarare la necessità di ulteriori discussioni in merito ai meccanismi di finanziamento ed alla ripartizione degli impegni finanziari fra gli Stati membri da destinare a misure di adattamento e di lotta al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. La posizione ufficiale espressa dalla maggior parte dei leader intervenuti, compreso il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, è quella di uno ‘stand-by comunitario’, ovvero nessun impegno concreto senza avere prima conosciuto le intenzioni degli altri grandi protagonisti internazionali, Usa e Cina in primis. Al contrario l’attenzione è andata sulle misure per affrontare la crisi economica, provocando le ovvie critiche da parte di diverse ONG ambientaliste.

*Le Posizioni*

*_Joris den Blanken_* , di Greenpeace Europa, ha accusato l’UE di star sprecando tre mesi, attendendo il vertice di giugno. “L’Unione europea ha deciso che deve rimborsare il suo debito di carbonio, ma le nazioni in via di sviluppo ci penseranno due volte prima di raggiungere un accordo mondiale sul clima senza concreti impegni finanziari da parte dei paesi ricchi. Non è possibile avviare i negoziati circa chi dovrebbe contribuire ad affrontare il cambiamento climatico se non c’è denaro sul tavolo”.

Secondo *_Sonja Meister_* , attivista di Friends of the Earth l’inazione dell’UE è stata deliberatamente trasformata in un ostacolo ad eventuali progressi. “L’Europa deve iniziare a pagare i propri debiti climatici e venire fuori, adesso, con almeno 35 miliardi di euro”.

*_Stephan Singer_* , direttore del WWF’s Global Energy Programme, ha affermato che era “il momento di riaffermare i fondamenti di un accordo globale sul clima di successo per Copenaghen”. “La forte leadership dell’Unione europea comprende ambiziosi obiettivi e finanziamenti. Purtroppo, al momento siamo ben lontani da ciò”.

*_Elise Ford_* , capo dell’ufficio UE della Oxfam International ha accusato l’Unione di avere due pesi e due misure. “L’Unione europea afferma che pagherà la sua quota dei fondi necessari per l’adeguamento dei paesi poveri, ma invece di fornire i numeri e creare un clima di fiducia, utilizza il problema come moneta di scambio. Questo è solo un altro esempio della marcia indietro dell’UE rispetto al fragile accordo raggiunto a Bali”.