• Articolo , 1 dicembre 2009
  • Vibrazioni degli elettrodomestici: fonte energetica alternativa?

  • Un team di Bristol sta lavorando da tempo ad un dispositivo per la conversione in energia delle vibrazioni degli elettrodomestici in funzione e delle autovetture in movimento. Si tratta però ancora di esperimenti, e non di applicazioni commerciali, e che necessitano di ulteriori ricerche e studi.

(Rinnovabili.it) – Un team di ricercatori dell’Università di Bristol spera di riuscire, entro cinque anni, a raccogliere e stoccare l’energia cinetica prodotta dalle vibrazioni degli elettrodomestici in funzione e dei veicoli in movimento, per poi utilizzarla e commercializzarla come fonte alternativa di energia pulita.
Il concetto, noto come ‘raccolta energetica’ è studiato da oltre un decennio ed esistono in commercio dispositivi già utilizzati ma solo in settori specifici. Ad esempio, le vibrazioni delle pompe industriali vengono convertite ed utilizzate per alimentare i sensori che monitorano l’operatività delle pompe stesse.
Al momento però si riescono a trasformare in energia solo le vibrazioni con un ritmo omogeneo e oltre una certa intensità.
“Anche solo pochi milliwatt di potenza, generati da piccoli dispositivi elettronici come i monitor di frequenza cardiaca o i sensori che rilevano la temperatura del motore, possono essere incamerati oppure utilizzati per ricaricare telefoni cellulari o lettori mp3” ha dichiarato Stephen Barrow, che sta conducendo il progetto.
Il problema è che se i livelli di vibrazione sono troppo bassi la carica di energia non è sufficiente al funzionamento del dispositivo. Da qui la difficoltà di applicazione, ad esempio, del sistema al settore dei trasporti, dove la frequenza delle vibrazioni non è mai costante.
Per questa ragione il team di Bristol sta cercando di sviluppare un dispositivo in grado di adattarsi ad un più ampio ventaglio di applicazioni.
La quantità di energia prodotta è simile a quella incamerata in una comune batteria, ma è molto più ecosostenibile in quanto non si rischia la fuoriuscita di sostanze chimiche tossiche e inquinanti che necessitano di conseguenza di particolari accorgimenti per lo smaltimento e che non hanno bisogno, al contrario delle pile, di essere sostituite.
“C’è una grande quantità di energia pulita e libera là fuori sotto forma di vibrazioni che in questo momento proprio non riesce ad essere sfruttata. I dispositivi per la raccolta delle vibrazioni potrebbero dare un contributo prezioso per soddisfare il fabbisogno energetico in maniera più efficiente e sostenibile”, ha concluso Burrow .