• Articolo , 25 novembre 2008
  • Vivace, il tappeto sottomarino che produce elettricità

  • Il suo nome sta per Vortex Induced Vibrations for Aquatic Clean Energy ed è solo l’ultimo congegno pensato per sfruttare l’energia delle correnti

Sfruttare le correnti marine per produrre energia? Basta osservare chi nell’acqua ci vive per sua natura. Prendendo direttamente ispirazione dalla “Fish technology” gli ingegneri della Michigan University hanno realizzato una sorta di tappeto sottomarino che, traendo spunto dai movimenti ondulatori dei pesci nell’acqua, riesce a potenziare i vortici generati nelle piccole correnti, amplificando così la potenza dell’acqua stessa per produrre energia pulita a basso costo. Il dispositivo, chiamato Vivace – acronimo di Vortex Induced Vibrations for Aquatic Clean Energy – è un unico sistema idrocinetico basato come spiega il nome stesso, sulle “vibrazioni indotte dai vortici”. I cilindri che ne costituiscono la struttura possono sfruttare qualsiasi flusso sia d’acqua che d´aria, e i relativi vortici provenienti da ogni direzione: l’energia meccanica così catturata verrebbe così convertita in elettricità. Il progetto rende particolarmente appetibile lo sfruttamento delle correnti perché il suo design permette d’operare anche con flussi molto lenti (circa 2 nodi, ovvero quasi 3.2 Km/h), a differenza di altre soluzioni, che hanno necessariamente bisogno di correnti di almeno 5 nodi o 6 nodi per operare in modo efficiente.

“Pochi cilindri potrebbero essere sufficienti per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di una nave, o di un faro” spiega Michael Bernitsas ricercatore del Dipartimento di Architettura Navale e Ingegneria Marina dell´Università del Michigan e sviluppatore del progetto. “E se riuscissimo a sfruttare lo 0,1% dell´energia del mare, si potrebbe sostenere il fabbisogno energetico di circa 15 miliardi di persone”. Inoltre il lento meccanismo di non andrebbe ad impattare (almeno in teoria) sulla vita marina. I ricercatori hanno recentemente completato un primo studio di fattibilità in una cisterna artificiale e puntano ora a realizzare il progetto pilota entro i 18 mesi, impiegando cilindri che sfruttino gli 1,5 nodi. Con la promessa, spiega di Bernitsas, di creare in futuro versioni somiglianti ai pesci, con tanto di coda allungata e superficie rugosa per meglio far scivolare e direzionare l’acqua.