• Articolo , 27 gennaio 2009
  • World Social Forum: verso un futuro più sostenibile

  • La nona edizione del WSF sceglie come palcoscenico l’Amazzonia, per far incontrare fino al 1 febbraio più di 80.000 persone di 4.000 organizzazioni diverse e provenienti da 150 Paesi

Si apre oggi a Belem il IX Forum Sociale Mondiale, l’evento internazionale costruito dall’incontro di movimenti, realtà della società civile, sindacati, chiese, ONG e popoli indigeni. Cinque giornate per oltre 4000 organizzazioni provenienti da 150 diversi Paesi che si troveranno a discutere della crisi globale in atto, ma anche di ecologia e cambiamenti climatici, spada di Damocle della società attuale. Troveranno spazio dunque la questione della deforestazione nei Paesi in via di sviluppo, lo sfruttamento delle risorse agricole nella produzione dei combustibili e la conservazione ambientale, nella scommessa di poter elaborare un linguaggio comune alle parti in causa.
Tra le presenze italiane Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, che per l’occasione presenterà il position paper dal titolo “Il tempo è opportuno: equità, solidarietà e responsabilità per uscire dalla crisi” redatto e sottoscritto proprio in questi giorni dai suoi promotori e partner. “Saremo a Belem perché dobbiamo tutti insieme alzare la voce e sollecitare impegni per un green new deal – dice Ugo Biggeri, presidente della Fondazione culturale Responsabilità Etica onlus, promotrice di Terra Futura -, ossia chiedere che gli aiuti pubblici che si stanno immettendo nel sistema economico privato (banche, finanziarie, imprese) siano indirizzati verso investimenti che abbiano ricadute pubbliche e di lunga durata, e che siano condizionati a un cambiamento radicale del sistema che ha prodotto la crisi: pensiamo a nuove politiche industriali per l’ecoefficienza, relazioni commerciali più eque a livello mondiale, una finanza più etica, modelli di consumo sostenibili, nuove forme di welfare partecipato… Per questo abbiamo bisogno ancora di più di incontrarci – continua -, di mostrare ciò che facciamo, di rafforzare le nostre reti, di confrontarci con il mondo dell’economia tradizionale e con la politica, per governare insieme questo cambiamento necessario”.

Presente anche Legambiente che parteciperà già da oggi all’appuntamento organizzato da Climate Justice Now! l’alleanza globale di più di 160 organizzazioni che si fanno portavoce della richiesta di un nuovo piano radicale per la giustizia climatica. “Non si potranno contenere i cambiamenti climatici senza modificare l’economia neo-liberista e dominata da multinazionali – si legge nell’appello – e che impedisce il raggiungimento di una società sostenibile. Questa globalizzazione va fermata” e conclude “siamo ad un punto cruciale, e chiediamo un urgente cambio di direzione al fine di porre al centro dei negoziati la giustizia climatica e i diritti dei popoli”.
“Questo forum – spiega Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente – rappresenta un’opportunità eccezionale d’incontro e condivisione d’esperienze per creare alleanze e proporre soluzioni concrete per governare la globalizzazione ed eliminare gli squilibri internazionali che causano ingiustizia sociale, soprattutto in vista dell’appuntamento del prossimo dicembre a Copenaghen dove i paesi del mondo sono chiamati a raggiungere un nuovo accordo di riduzione dei gas serra in grado di contrastare i mutamenti climatici”.