• Articolo , 9 dicembre 2008
  • Wwf: i crediti di emissione non risolvono il problema clima

  • L’eccessivo ricorso ai crediti di emissione – attraverso i progetti nei paesi in via di sviluppo – danneggiano l’economia. Lo rende noto uno studio di un agenzia economica americana.

Questa volta a sostenerlo, rende noto il Wwf, non sono come al solito le associazioni ambientaliste, che del resto lo hanno sempre detto, ma uno studio del GAO (United States Government Accountability Office) preparato per il Congresso Usa intitolato “Lessons Learned from the European Union’s Emissions Trading Scheme and the Kyoto Protocol’s Clean Development Mechanism”.
“I limiti al ricorso ai CDM -i progetti nei paesi in via di sviluppo che garantiscono crediti di emissione ai paesi sviluppati e/o alle industrie che li promuovono – possono sì portare costi per la mancata osservanza degli obiettivi, ma d’altro canto garantiscono incentivi alla ricerca tecnologica e promuovono cambiamenti fondamentali per le industrie coinvolte nel commercio delle emissioni”.
Quindi ribadisce il Wwf, occorrerà limitare, prima possibile, la circolazione di un’eccessiva quantità di questi crediti. E, se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore conferma della miopia delle posizioni portate avanti dal Governo Italiano, succube delle richieste dei settori industriali che vogliono il ricorso illimitato ai Crediti di emissione per non cambiare rotta, rischiando così di avere effettivi molto negativi per la competitività e l’innovazione tecnologica del paese.
Lo studio di cui parla il Wwf nel suo comunicato, è stato terminato a novembre, è reso noto durante il Summit sul clima a Poznan, proprio mentre il ministro del governo Berlusconi, Frattini, invoca ulteriori cambiamenti al pacchetto Clima ed Energia dell’Unione Europea esattamente nel senso sconsigliato dall’ufficio governativo al Parlamento americano che si appresta a deliberare in merito.
E Mariagrazia Midulla, responsabile del programma Clima ed Energia del WWF Italia, che sta seguendo le trattative in corso da Poznan, si domanda se “davvero così si difendono le nostre industrie? Gli europei, grazie alla posizione intransigente e controproducente del Governo italiano e di altri, rischiano invece di perdere la leadership sul clima e sull’economia a basso contenuto di carbonio: un monito di cui si spera chi ha a cuore le sorti della UE e dell’Italia, tengano debitamente conto”.