• Articolo Parigi, 20 novembre 2015
  • La sintesi della pre-COP pubblicata dal governo francese

    Clima: 20 questioni minacciano l’accordo globale

  • I negoziatori restano distanti su finanziamenti e responsabilità, eterni colli di bottiglia da superare per raggiungere un accordo sul clima

Clima 20 questioni minacciano l’accordo globale 2

 

(Rinnovabili.it) – A 10 giorni dalla COP 21, il governo francese rilascia un documento che tira le somme delle sfide ancora aperte e delle questioni da risolvere per arrivare ad un patto sul clima condiviso e ambizioso. Si tratta di una sintesi della pre-COP, il vertice dell’8-10 novembre che a Parigi ha coinvolto circa 60 ministri da tutto il mondo, nel tentativo di dipanare i 20 nodi più controversi che impediscono un accordo.

 

 

Il principale ostacolo è costituito, nemmeno a dirlo, dal denaro. Non vi è consenso sulla quantità di finanziamenti da erogare ai Paesi più poveri, che subiscono (e subiranno sempre più) le conseguenze devastanti del cambiamento climatico provocate dalle economie avanzate. Il testo individua in 100 miliardi di dollari a partire dal 2020 la base per un piano di aiuti climatici da inserire nell’accordo globale. Ma è in atto un aspro dibattito sul “come” raggiungere questa cifra. Obiettivi intermedi (70 miliardi entro il 2016 e 85 entro il 2018) sono stati proposti ma rigettati. Non c’è neppure intesa sul denaro già messo da parte. Secondo un rapporto dell’OCSE, nel 2014 si sarebbe raggiunta la cifra di 62 miliardi di dollari, ma molte nazioni non sono convinte: chiedono di avere dettagli sulla metodologia, la definizione di “finanza climatica” e lo scopo di tali aiuti. Spesso, infatti, il denaro viene erogato sotto forma di prestiti, non a fondo perduto, da banche che investono forte nel fossile. Inoltre, la maggior parte finisce in progetti di mitigazione e non di adattamento, perché più redditizi per le società occidentali che li realizzano nel terzo mondo.

 

L’altro corno del problema sono le responsabilità comuni ma differenziate da cui partire per distribuire i compiti a casa. Da una parte i Paesi ricchi, che chiedono alle economie emergenti di sforzarsi maggiormente per il clima, dall’altra i BRICS, che nicchiano. Nel mezzo rimangono i più poveri, stritolati nella morsa del riscaldamento globale. Il collo di bottiglia del negoziato passa da qui: se si dovesse raggiungere un accordo sulle responsabilità, molte parti del testo finale si potrebbero rapidamente rimodellare.

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