Così l’Antropocene condanna i biomi aridi

Nei paesi con economie più fragili e disuguaglianze maggiori le regioni aride sono più a rischio degrado a parità di precipitazioni

biomi aridi
Credits: Free-Photos da Pixabay

Biomi aridi più a rischio nei paesi con economie fragili

(Rinnovabili.it) – Non tutte le aree aride rispondono allo stesso modo al cambiamento climatico. E la mano dell’uomo può fare davvero la differenza. Questa volta però non si tratta di cause antropiche che aggravano gli effetti del surriscaldamento globale. Al contrario, l’azione umana e l’uso oculato delle risorse a disposizione migliora in modo sensibile la resilienza degli ecosistemi che insistono nei biomi aridi.

Sono i dati che hanno ricavato i ricercatori dell’università di Copenhagen analizzando 15 anni di immagini satellitari per tracciare come evolve la vegetazione nelle aree aride in funzione delle precipitazioni ricevute. Il team ha elaborato un modello che permette di studiare i diversi ecosistemi, per così dire, ‘a parità di pioggia’.

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Questo fornisce un quadro più accurato della salute del singolo ecosistema, poiché l’influenza umana diventa più facile da identificare. Si comprende meglio, cioè, se l’uso delle risorse è equilibrato oppure se le risorse di un ecosistema sono state sfruttate eccessivamente.

In viola le aree dei biomi aridi dove la vegetazione cresce di meno. In verde le aree dove la vegetazione cresce di più a parità di precipitazioni annuali

Così hanno identificato una tendenza che definiscono “preoccupante”nei biomi aridi: troppo poca vegetazione sta crescendo grazie all’acqua piovana nei paesi in via di sviluppo, mentre le cose vanno nella direzione opposta per i paesi più ricchi. Nei prossimi decenni le aree aride, che oggi ricoprono il 40% della superficie terrestre, si espanderanno in modo significativo a causa dei cambiamenti climatici. Di conseguenza, in futuro i ricercatori prevedono che si possano verificare carenze alimentari e un numero crescente di rifugiati climatici proprio dai paesi con le economie più fragili.

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In questi ultimi “c’è semplicemente meno vegetazione in relazione alla quantità di pioggia. L’opposto è il caso nei paesi più ricchi”, spiega Rasmus Fensholt dell’università di Copenhagen. Tra le regioni più svantaggiate ci sono l’Africa sub sahariana, il Corno d’Africa e gran parte dell’Africa australe. A cui si aggiungono Pakistan e India nord-occidentale. Tra le regioni più prospere invece figurano Australia e America Latina. Quali fattori umani possono spiegare queste divergenze nei biomi aridi? I ricercatori puntano il dito sulla rapida crescita della popolazione. Che produce una crescente necessità di sfruttare terreni altrimenti poco adatti all’agricoltura. Ma in questo modo si ottengono rese inferiori e si collocano quantità crescenti di bestiame su pochi pascoli in ecosistemi già fragili.

“Una conseguenza del declino della vegetazione nelle regioni aride più povere del mondo potrebbe essere un aumento dei rifugiati climatici provenienti da vari paesi africani. Secondo quanto visto in questo studio, non vi è alcuna indicazione che il problema diminuirà in futuro”, conclude Fensholt.

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