Marevivo: serve una cabina di regia per il mare

La transizione ecologica si potrà realmente realizzare solo se attuata sulla base di indicazioni tecniche e scientifiche. Scienziati, ecologi ed economisti devono lavorare insieme per proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, e quindi la salute dell’uomo e del Pianeta. Secondo Marevivo abbiamo una grande occasione che non possiamo permetterci di sprecare

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Raffaella Giugni, responsabile Relazioni istituzionali di Marevivo

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Con la nascita del Ministero della Transizione Ecologica sembra aprirsi per l’ambiente uno spazio importante anche a livello istituzionale. Non sia solo un cambio di nome, chi vi opera deve avere serie credenziali scientifiche, «la scienza deve essere padrona». È tempo che una visione interdisciplinare guidi le politiche ambientali: per Green New Deal e Next Generation EU l’impegno nella protezione dell’ambiente è prioritario.

Conservare biodiversità ed ecosistemi, anche dei sistemi marini, è indispensabile per la salute dell’uomo e del Pianeta. Ne parliamo con Raffaella Giugni, responsabile delle Relazioni istituzionali di Marevivo.

Marevivo è una storica associazione che si batte dal 1985 per la tutela del mare e dell’ambiente. La consapevolezza crescente della società sui temi ambientali oggi sembra trovare anche una voce istituzionale. Cosa potrebbe cambiare con il nuovo Ministero della Transizione Ecologica?

Sicuramente la nascita del nuovo Ministero rappresenta un passo importante per il futuro del Paese, che dimostra come la voce dell’ambiente stia finalmente entrando anche a livello istituzionale. Con questa decisione il Governo ha di fatto riconosciuto che lo sviluppo economico non può prescindere da una reale transizione ecologica. Però attenzione, questo Ministero non deve rimanere uno slogan politico o una bella cornice vuota: è di fondamentale importanza controllare severamente le credenziali scientifiche di chi verrà chiamato ad operarvi, la scienza deve essere padrona. La transizione ecologica tanto acclamata sarà possibile solo se attuata sulla base di indicazioni tecniche e scientifiche, garantendo che scienziati, ecologi ed economisti lavorino insieme per il raggiungimento di quello che in questo momento rappresenta l’obiettivo comune non solo dell’Italia, ma dell’intero Pianeta.

Il Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE) riunisce diversi ministeri: Transizione ecologica, Economia e Finanze, Sviluppo economico, Infrastrutture e Mobilità sostenibili, Lavoro e Politiche sociali, Politiche agricole, alimentari e forestali. Una visione politica integrata a cui non eravamo abituati. Quale ricaduta avrà sul mare e sull’ambiente in generale?

Marevivo ha plaudito alla nascita del CITE, che rappresenta una grande occasione e che di fatto fa entrare l’ambiente in tutte le sfere politiche del Paese, ma abbiamo subito scritto al Presidente Draghi per chiedere che nel neo-Comitato rientri anche una cabina di regia per il mare, una struttura che dia vita ad una seria governance dell’immenso patrimonio marino. È dal 1993, anno della chiusura del ministero della Marina Mercantile con la sua Consulta, che le istanze legate al mare sono state divise in sette ministeri ed è mancata una vera politica integrata per la tutela dell’ecosistema marino. Da allora come Marevivo abbiamo sollecitato ripetutamente i Governi che si sono succeduti affinché istituissero un organismo alla Presidenza del Consiglio che potesse assolvere a questa mancanza: speriamo che questa sia la volta buona, non è più possibile aspettare.

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Area Marina Protetta di Capo Milazzo (copyright Giuseppe Distefano/Marevivo)

L’Italia, con i suoi ottomila chilometri di coste è un’impresa blu che genera occupazione e rappresenta il 3% del Pil, ma il pescato diminuisce a causa dell’inquinamento e della pesca illegale. Cosa è cambiato negli ultimi anni? Dal punto di vista ambientale è più sostenibile l’allevamento o la pesca in mare aperto?

La pesca eccessiva rappresenta oggi la prima causa dei problemi del mare e dell’impoverimento dello stock ittico. Questo è dovuto a un sistema di pesca sempre più tecnologico e a una domanda crescente. Accanto a questo c’è sicuramente un fenomeno legato alla pesca illegale che è un’ulteriore piaga per il mare e per i suoi abitanti. Per quanto riguarda l’allevamento e la pesca attualmente i metodi così intensivi non sono più sostenibili. Un passo importante sarebbe bilanciare i consumi modificando le nostre abitudini per trovare un nuovo equilibrio tra la nostra dieta e le risorse del pianeta. È necessario investire in ricerca e progetti innovativi per ridurre l’impatto sulle risorse naturali.

Salute dell’uomo e salute del Pianeta camminano insieme, come ci ha ammonito la pandemia. Il Green Deal europeo chiede un’accelerazione sul piano ambientale e i fondi di Next Generation EU devono essere in parte dedicati alla transizione verde. Quanto posto ha l’ambiente nel PNRR? 

A fine gennaio insieme ad altre 14 organizzazioni ambientaliste abbiamo scritto all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai suoi Ministri sollevando le nostre perplessità in merito alla bozza del PNRR, dove la natura era completamente assente e considerata una risorsa meramente accessoria, e la centralità era (ancora una volta) riservata esclusivamente alla sfera economica. Come Marevivo abbiamo constatato in particolare la totale assenza della protezione e uso sostenibile delle risorse acquatiche e marine e le misure dirette di protezione e restauro della biodiversità e degli ecosistemi. È fondamentale che il PNRR si adegui alla visione dettata dal Green New Deal e dal Next Generation EU, che richiedono esplicitamente di trattare la biodiversità e gli ecosistemi come valore primario da proteggere, conservare e gestire: solo così potremo evitare nuove pandemie. 

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