Servizi igienico-sanitari: per l’ONU, serve più monitoraggio

3,1 miliardi di persone al mondo usano servizi igienico-sanitari in loco (come fogne settiche e latrine). Tuttavia, pochissimi paesi hanno dati sul modo in cui il materiale di scarto è isolato e trattato.

OMS e UNICEF: “Bisogna migliorare il monitoraggio dei servizi igienico-sanitari in loco”

(Rinnovabili.it) – L’obiettivo 6 dell’Agenda ONU per uno sviluppo sostenibile dichiara la necessità di garantire a tutti la disponibilità dell’acqua e una gestione sostenibile delle risorse idriche e dei servizi igienico-sanitari. Così come gli altri obiettivi dell’Agenda, anche questo dovrebbe essere raggiunto nei prossimi 10 anni. I progressi, in questo caso, sono monitorati dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e dall’UNICEF, che collaborano nell’ambito di un programma congiunto di monitoraggio (Joint Monitoring Programme, JMP) che riguarda l’approvvigionamento idrico e le strutture igienico-sanitarie.

Il JMP può contare sulla consulenza e sul supporto di un gruppo di esperti nel settore, che sta cercando attivamente un modo per migliorare i metodi di valutazione di quante e quali persone, nel mondo, siano maggiormente esposte ai rischi di un inefficace e mal gestito sistema igienico-sanitario. Nello specifico, il gruppo intende monitorare al meglio i cosiddetti servizi in loco (dalle fosse settiche, alle latrine) ampiamente utilizzati nei paesi a basso e medio reddito, nonché in molte aree rurali.

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Il JMP riferisce che 3,1 miliardi di persone usano servizi igienico-sanitari in loco. Tuttavia, pochissimi paesi conservano dati su come il materiale di scarto venga isolato e trattato. In molte parti del mondo, il sistema di smaltimento dei fanghi non è mai esistito, e ciò comporta un grave rischio per la salute umana. “Molte delle persone più povere del mondo fanno affidamento su servizi igienico-sanitari in loco, in aree dove i rifiuti e le acque reflue vengono presumibilmente scaricati nei fiumi o a terra, ha sottolineato Barbara Evans, professore di Ingegneria della sanità pubblica all’Università di Leeds e consulente per il JMP.

Con l’obiettivo di ottenere una migliore valutazione della portata della sfida necessaria a garantire che i rifiuti delle acque reflue siano trattati in sicurezza, il JMP sta cercando di sviluppare nuove tecniche di raccolta dati. Analizzando i sistemi di igienizzazione in 39 città, lo studio ha scoperto che il rilascio incontrollato dei fanghi, in realtà, è spesso frutto di un accordo informale all’interno delle comunità, e avviene al di fuori di qualsiasi regolamento comunale. Generalmente, infatti, le città hanno avuto la tendenza ad avere sistemi fognari più complessi e a trascurare le strutture igienico-sanitarie in loco.

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Garantire lo smaltimento sicuro dei rifiuti umani può portare a una vera e propria rivoluzione in termini di salute pubblica, ad esempio aiutando a prevenire malattie trasmissibili (e spesso morti premature) legate alla scarsa igiene o all’acqua sporca: “In alcune parti del mondo, i tassi di mortalità tra i bambini piccoli sono ai livelli che abbiamo visto nel Regno Unito alla fine del 19° secolo e gran parte di ciò è dovuto alla mancanza di servizi igienici adeguati, ha concluso Evans.

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