Acque reflue: depurare con la bio-elettrochimica consuma meno energia

Grazie all’utilizzo della bio-elettrichimica le acque reflue si depurano più velocemente e con consumo inferiore di energia rispetto ai tradizionali metodi di depurazione

Trattamento acque reflue(Rinnovabili.it) – Trattare le acque reflue è importante ma i sistemi di depurazione consumano una notevole quantità di energia. Se dunque da un lato il trattamento delle acque aiuta il settore idrico, dall’altro incrementa il consumo energetico e quindi la spesa economica. Ma le acque reflue contengono inquinanti organici che, se estratti, possono contribuire alla produzione di elettricità, idrogeno e sostanze chimiche ad alto valore tra cui la soda caustica.

 

Ma come ci si deve muovere? Decomponendo la materia grazie all’aiuto di batteri attivi all’interno di una cella elettrochimica – celle a combustibile microbiche (MFC) e celle elettrolitiche microbiche (MEC) – si contribuisce a ripulire le acque reflue riducendo notevolmente il consumo elettrico.

Attraverso l’impiego di tali dispositivi, ha fatto sapere l’Unione Europea, si riesce ad ottenere un ottimo risultato in termini di depurazione delle acque con un notevole risparmio energetico, ed è per questa ragione che in Irlanda si sta portando avanti un progetto sperimentale che si è concentrato sul settore dei sistemi bio-elettrochimici, cercando di capire in che modo, alterando la chimica della superficie di un elettrodo, si possa produrre più energia elettrica.

 

Il team, che sta studiando come migliorare l’interazione dei batteri con l’elettrodo per migliorare l’efficienza dello scambio di elettroni, ha scoperto la possibilità di sfruttare alcuni elementi piuttosto che altri per facilitare questi scambi e produrre più energia elettrica.

Lo studio “Arylamine functionalization of carbon anodes for improved microbial electrocatalysis”, finanziato attraverso il programma Marie Curie e condotto dal Biomolecular Electronics Research Laboratory a Galway, in Irlanda, ha scoperto che facilitando la comunicazione tra elettroni e catodo si riesce a produrre più energia e più in fretta., nonostante gli ottimi risultati ottenuti, la tecnologia risulta ancora troppo costosa, per questo l’Europa sta finanziando diversi progetti al fine di rendere i dispositivi bio-elettrochimici competitivi commercialmente. per aumentare l’efficienza del sistema il team ha “introdotto gruppi funzionali arilammini (un enzima capace di sviluppare particolari reazioni chimiche) negli elettrodi di grafite notando un miglioramento della catalisi iniziale per l’ossidazione con acetato da biofilm microbici, rispetto a quella osservata sugli anodi non modificati” si legge nello studio.