L’airpocalypse cinese? Colpa dell’Artico bollente

Nel gennaio 2013 i livelli di PM2.5 rimasero altissimi per un mese intero su gran parte della Cina. Uno studio appena pubblicato ne spiega la causa: lo scioglimento record dei ghiacci dell’Artico

L'airpocalypse cinese? Colpa dell'Artico bollente

 

(Rinnovabili.it) – Nel gennaio del 2013 la Cina fu sommersa da quella che i media ribattezzarono “airpocalypse”. Sole pallido, abitanti chiusi in casa, aria soffocante, concentrazioni di inquinati atmosferici superiori a qualsiasi record negativo mai raggiunto. Un evento senza precedenti. Ma la causa non era solo l’industria pesante del Dragone, l’inquinamento delle acciaierie o della filiera del carbone. A rendere così imponente lo smog sulla Cina fu un altro record negativo: lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico, che alla fine del 2012 avevano toccato il minimo storico.
Per un mese intero 60 delle 74 più grandi città della Cina sforarono regolarmente i limiti sulla qualità dell’aria. I dati pubblicati dal Centro di Monitoraggio urbano parlavano, nella giornata più nera, di una concentrazione di PM2.5 di oltre 600 microgrammi per metro cubo, a fronte dei 20 microgrammi al giorno che oggi l’OMS indica come limite emissivo di sicurezza. La stazione di monitoraggio installata nell’ambasciata americana e gestita direttamente dalle autorità USA segnava invece 845 microgrammi/m3.

 

Dietro tutto ciò – spiega uno studio pubblicato su Science Advances – lo scioglimento della calotta artica alla fine dell’anno precedente, unito a forti precipitazioni nevose nel settore siberiano. Il risultato è stato una profonda modificazione dei venti stagionali, che invece di soffiare dall’Artico verso sud, in direzione della costa cinese, hanno deviato più a est passando sul mar del Giappone, tra la penisola coreana e l’arcipelago giapponese.
I ricercatori hanno confrontato i pattern climatici del 2013 con quelli dei 35 anni precedenti e hanno concluso che l’airpocalypse di 4 anni fa fu un evento unico. Da ciò deriva la certezza dell’importanza dei due fattori contingenti, la calda estate artica e le abbondanti nevicate in Siberia. Tuttavia, non sono riusciti a stabilire esattamente quanto pesi ciascuno di essi.
Dal 2013, la Cina ha avuto regolarmente emergenze smog durante i mesi invernali, nonostante gli sforzi per tagliare le emissioni e migliorare la qualità dell’aria. E il fenomeno del 2013 potrebbe ripetersi più spesso in futuro, visto che l’estensione dei ghiacci artici resta ai minimi storici. Per la fine di marzo gli scienziati si aspettano uno dei peggiori risultati di sempre, con almeno 1 mln di kmq di calotta in meno della media stagionale.

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